Index Manuals Modellazione e implementazione numerica di un motore a turbina per elicottero (2012-2019)
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100CAPITOLO 6. CONTROLLORE AUTOMATICO DEL PROPULSORE
n2
x 104
N2: POWER TURBINE SHAFT SPEED
2.2
n2
NOMINAL
2
1.8
0
1
2
3
4
5
N1: GAS TURBINE SHAFT SPEED
x 104
n1
4.5
n1
NOMINAL
4.4
4.3
0
1
2
3
4
5
FUEL FLOW TIME HISTORY
0.2
0.1
g
B
0
0
1
2
3
4
5
time [s]
Figura 6.11: Simulazione 1 con controllore PID. Velocità di rotazione e
portata di combustibile durante la simulazione.
x 104
2.2
2.1
2
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
x 104
4.5
4.45
4.4
4.35
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
0.2
0.1
0
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
time [s]
Figura 6.12: Simulazione 1 con controllore PID. Particolare del primo
secondo di simulazione.
6.3. SIMULAZIONI DEL MOTORE IN ANELLO CHIUSO
101
cambiamenti repentini sono possibili solo in via teorica, in quanto un at-
tuatore reale (in questo caso il motore elettrico che azioni la pompa del
carburante), ha una sua banda passante e quindi non riuscirebbe a fornire
variazioni di gb cos`ı repentine se queste fossero a una frequenza superiore a
quella massima della banda dell’attuatore. Nel nostro modello gli attuatori
non sono stati modellati, ma non sarebbe difficile implementare un modello
equivalente della dinamica dell’attuatore, cos`ı da tenere conto dei ritardi e
delle dinamiche associate.
6.3.4
Simulazione 2 - controllore proporzionale
La simulazione 2 prevede un riferimento di velocità di rotazione n2
che
ref
si attesti su tre valori diversi durante la durata del calcolo. Sia t l’istante
considerato:
1. per t <=tfin
il target è n2
= 1.1 n2
3
ref
nominal
2. pertfin
< t <= 2tfin
il target è n2
= 0.95 n2
3
3
ref
nominal
3. per2tfin
< t <= tfin il target è n2
= 1.1 n2
3
ref
nominal
I parametri caratteristici della simulazione 2 sono:
• tempo di simulazione: 5 secondi;
• passo di integrazione: 0.01 secondi;
• guadagno: KP = 4.65 10-3;
• target: n2 variabile durante la simulazione.
Tale simulazione è in effetti una prova della reattività del sistema in quan-
to il riferimento varia repentinamente e si vuole verificare la capacità di in-
seguimento del sistema controllato in anello chiuso. Le condizioni iniziali e i
parametri sono gli stessi della simulazione 1, riportati nella tabella 6.3.1.
In figura 6.13 è mostrato l’inseguimento del riferimento da parte del si-
stema. Nonostante la repentina variazione del riferimento (a gradino), il
controllore proporzionale è rapido nell’inseguirlo: il transitorio dura circa
0.2 s. Il limite del controllore di tipo proporzionale è che l’errore a regime
non tende ad annullarsi ma si attesta su un valore costante, in questo caso
l’errore esaurito il transitorio è sempre minore di 1000 RP M ed è proporzio-
nale al modulo del valore di riferimento. Per avere l’annullamento dell’errore
102CAPITOLO 6. CONTROLLORE AUTOMATICO DEL PROPULSORE
x 104
N2: POWER TURBINE SHAFT SPEED
2.4
n2
2.35
n2
REFERENCE
2.3
2.25
2.2
2.15
2.1
2.05
2
1.95
1.9
0
1
2
3
4
5
time [s]
Figura 6.13: Inseguimento del riferimento da parte del sistema motore -
controllore in anello chiuso. Simulazione 2. Controllore solo proporzionale.
N2: POWER TURBINE SHAFT SPEED
n2
x 104
2.5
n2
NOMINAL
2
1.5
0
1
2
3
4
5
N1: GAS TURBINE SHAFT SPEED
n1
x 104
4.6
n1
NOMINAL
4.4
4.2
0
1
2
3
4
5
FUEL FLOW TIME HISTORY
0.2
g
B
0.1
0
0
1
2
3
4
5
time [s]
Figura 6.14: Velocità di rotazione dei due alberi e flusso di carburan-
te in camera di combustione durante la simulazione 2 di inseguimento
di un riferimento variabile di n2 con motore controllato da un regolatore
proporzionale.
6.3. SIMULAZIONI DEL MOTORE IN ANELLO CHIUSO
103
x 104
N2: POWER TURBINE SHAFT SPEED
2.3
n2
n2
REFERENCE
2.25
2.2
2.15
2.1
2.05
2
1.95
0
1
2
3
4
5
time [s]
Figura 6.15: Simulazione 2 con controllore PI. Inseguimento del riferimento
variabile n2
REF
a regime si dovrà impiegare un controllore che implementi anche l’azione
integrale (di tipo PI).
In figura 6.14 è possibile vedere l’andamento dei due stati meccanici del
sistema (n1 ed n2) e la storia della variabile di controllo gb. Si noti come il
controllore proporzionale sconti la sua prontezza con una certa oscillazione
della variabile di controllo negli istanti subito successivi alla variazione del
riferimento. Tale comportamento è dovuto all’utilizzo di una costante KP
piuttosto elevata calcolata con il secondo metodo di Ziegler e Nichols. Ridu-
cendo tale costante è possibile ottenere un controllore meno reattivo che però
eviti al sistema tali oscillazioni. A seconda dell’applicazione sarà opportuno
privilegiare la prontezza o la stabilità del controllo, ma in linea generale un
semplice controllore proporzionale ben tarato sembra poter garantire buone
prestazioni.
6.3.5
Simulazione 2 - controllore PI
Similmente a quanto fatto per la simulazione 1, si riportano i risultati della
simulazione 2 condotta con un controllore di tipo PI con azione proporzionale
e integrativo. Le condizioni della simulazione sono invariate rispetto a quelle
utilizzate per la simulazione 2 con controllore solo proporzionale.
104CAPITOLO 6. CONTROLLORE AUTOMATICO DEL PROPULSORE
x 104
N2: POWER TURBINE SHAFT SPEED
n2
2.5
n2
NOMINAL
2
1.5
0
1
2
3
4
5
N1: GAS TURBINE SHAFT SPEED
n1
x 104
4.6
n1
NOMINAL
4.4
4.2
0
1
2
3
4
5
FUEL FLOW TIME HISTORY
0.2
0.1
g
B
0
0
1
2
3
4
5
time [s]
Figura 6.16: Simulazione 2 con controllore PI. Andamento dei due stati
meccanici n1, n2 e della variabile di controllo gb.
In figura 6.15 è possibile notare come il controllore con azione proporzio-
nale e integrativa sia meno pronto nell’inseguire il riferimento, ma garantisca
l’annullamento dell’errore dopo il transitorio.
In figura 6.16 si vede come le oscillazioni della variabile di controllo gb
provochino un andamento oscillatorio degli stati meccanici del sistema n1 e
n2. Tali oscillazioni possono essere alleviate variando il guadagno KI della
componente derivativa, ma a scapito della prontezza del controllore. In que-
sto caso si è preferito mantenere le costanti al valore suggerito dalla tabella
6.1.
Si noti come il riferimento di n2 più elevato (quello del primo terzo del
tempo di simulazione) non sia raggiungibile con un solo motore per limiti di
potenza. Esso è in effetti una condizione non fisica, in quanto si chiederebbe al
rotore di girare ad un regime troppo elevato. Tale condizione è stata inventata
solo per provare la risposta dinamica del sistema motore-controllore.
6.3.6
Simulazione 2 - controllore PID
Utilizzando un controllore PID, quindi con azione proporzionale, integrativa
e derivativa, i risultati della simulazione 2 sono quelli mostrati nelle figure
6.3. SIMULAZIONI DEL MOTORE IN ANELLO CHIUSO
105
x 104
N2: POWER TURBINE SHAFT SPEED
2.3
n2
n2
REFERENCE
2.25
2.2
2.15
2.1
2.05
2
1.95
0
1
2
3
4
5
time [s]
Figura 6.17: Simulazione 2 con controllore PID. Inseguimento del riferimento
variabile di velocità di rotazione n2.
6.17 e 6.18. I guadagni sono determinati come nell’ultima riga della tabella
6.1.
La figura 6.17 mostra una risposta del sistema controllato dal controllore
PID molto simile a quella del sistema controllato dal controllore PI, a meno
delle sovraelongazioni che nel caso del PID sono meno marcate e di intensità
più breve. Permangono comunque delle oscillazioni al mutare del valore del
riferimento n2
, e un certo ritardo di annullamento dell’errore.
REF
Tali comportamenti sono sicuramente da imputare ai valori dei guadagni
impiegati, che sono s`ı in linea con il secondo metodo di Ziegler e Nichols, ma
potrebbero non essere i più adatti per il problema in esame. In questo lavo-
ro di tesi si è voluto solo dimostrare come l’architettura PID con guadagni
determinati dal secondo metodo di Ziegler e Nichols sia flessibile e consenta
di ottenere buone prestazioni di controllo, senza entrare troppo nello speci-
fico della taratura dei guadagni per una specifica applicazione, in quanto il
modello è nelle sue intenzioni estendibile al maggior numero di applicazio-
ni. Delle opportune variazioni dei guadagni sicuramente possono consentire
il raggiungimento di ottime prestazioni con un controllore PID e si riman-
da quindi l’utente ai riferimenti [15, 16] per tarare opportunamente questi
guadagni nelle condizioni in cui si trovasse ad operare.
106CAPITOLO 6. CONTROLLORE AUTOMATICO DEL PROPULSORE
x 104
N2: POWER TURBINE SHAFT SPEED
n2
2.5
n2
NOMINAL
2
1.5
0
1
2
3
4
5
N1: GAS TURBINE SHAFT SPEED
n1
x 104
4.6
n1
NOMINAL
4.4
4.2
0
1
2
3
4
5
FUEL FLOW TIME HISTORY
0.2
0.1
g
B
0
0
1
2
3
4
5
time [s]
Figura 6.18: Simulazione 2 con controllore PID. Storia temporale dei due
stati meccanici n1 ed n2 e della variabile di contollo gb durante la simulazione.
Capitolo 7
Simulazione di una manovra
7.1
Illustrazione della manovra e software im-
piegati
Al fine di riprodurre l’utilizzo del modello in una condizione operativa in un
simulatore, non avendo ancora a disposizione il codice di meccanica del volo
in cui includere il modello scritto in C trattato in questo lavoro, si è proceduto
sostituendo agli ingressi della simulazione degli andamenti reali proveniente
da un caso studiato nell’ufficio flight mechanics della ditta AgustaWestland.
La simulazione riproduce una steep descent, ovvero una discesa ripida e
un atterraggio, effettuato con un modello di elicottero reale implementato
nel software di simulazione Flightlab ®sviluppato da Advanced Rotorcraft
Technology. L’elicottero in questione monta il propulsore Pratt & Whitney
PT6C-67C, i cui parametri caratteristici rintracciabili sul testo [17] sono ri-
portati in tabella 7.1. Tale simulazione è realistica e riproduce con grande
fedeltà i parametri registrati durante un’analoga prova di volo effettuata dal
vero. Si è scelto di confrontarsi con un software di simulazione e non con dei
dati sperimentali provenienti da prove di volo per la maggiore disponibilità
di parametri prodotti dal simulatore rispetto a quelli misurati durante la pro-
va di volo. In particolare la portata di combustibile gb, non viene misurata
durante una tipica prova di volo, e poiché essa rappresenta l’ingresso (o la
variabile di controllo) del sistema, era fondamentale avere a disposizione la
sua storia temporale. Per questo motivo si è preferito confrontare i parame-
tri calcolati dal modello ISO con quelli derivanti dalla simulazione effettuata
con il software FlightLab.
Il modello ISO del motore è stato quindi personalizzato andando a modifi-
care il file enginePARAMETERS.m, e specificando i parametri caratteristici
disponibili riportati in tabella 7.1. Per alcuni parametri non disponibili si
107
108
CAPITOLO 7. SIMULAZIONE DI UNA MANOVRA
Configurazione
4A+C
Portata d’aria [kg/s]
4.5
Albero
Frontale
Lunghezza [mm]
1506
Larghezza [mm]
571.5
Potenza al decollo [kW]
1142
n1
[RPM]
38200
nominal
n2
[RPM]
21000
nominal
Tabella 7.1: Dati del motore P&W PT6C-67C.
è in prima battuta fatto ricorso ai dati del già citato motore GE t700, in
quanto è un propulsore della stessa categoria con una configurazione poco
dissimile dal propulsore P&W PT6c-67C, ma è molto più documentato di
quest’ultimo. Successivamente si è cercato di identificare tali parametri dai
dati disponibili e di tarare meglio il modello.
Il software FlightLab calcola nel corso della simulazione alcune delle va-
riabili di interesse del motore. Poiché la simulazione in esame viene condotta
con entrambi i motori attivi, il software in questo caso ha registrato le storie
temporali dei parametri di entrambi i propulsori. Si è poi scelto di conside-
rare i parametri del solo motore 1 e di confrontarli con quelli generati nelle
medesime condizioni dal nostro modello.
La simulazione è stata effettuata impiegando lo stesso passo temporale e
la stessa durata di quelli della simulazione con software Flightlab. Essi sono:
• Durata simulazione: tfin = 429 s
• Passo temporale: dt = 0.0081 s
In tal modo è stato possibile fornire ad ogni istante al modello ISO gli
stessi ingressi forniti al modello Flightlab, cos`ı da confrontare istante per
istante le grandezze calcolate dai due modelli di motore.
Le variabili su cui è stato possibile effettuare un confronto, perchè calco-
late dal software Flightlab, sono:
• velocità di rotazione della turbina generatrice di gas: n1;
• velocità di rotazione della turbina di potenza: n2;
• temperatura dei gas all’uscita dalla turbina generatrice di gas: T4;
• coppia fornita dal motore all’albero della turbina di potenza;
• pressione dei gas in camera di combustione: p3;
7.2. CONFRONTO UTILIZZANDO ALCUNI PARAMETRI DEL MOTORE GE T700109
0.8
0.75
0.7
0.65
0.6
0.55
Flightlab
0.5
ISO
0.45
0.4
0.35
0
50
100
150
200
250
300
350
400
450
time [s]
Figura 7.1: Storia temporale della portata di combustibile gb durante la
simulazione effettuata in Flighlab e poi riprodotta con il modello ISO.
La time history dell’ingresso, ovvero la storia temporale dell’afflusso di
combustibile è riportata in figura 7.1, confrontando il vettore proveniente
da Flightlab e quello riprodotto nel modello ISO. Essi coincidono. Si noti
come questa manovra preveda delle variazioni repentine e di grande entità
dell’afflusso di combustibile, risultando un buon banco di prova per valutare
la risposta dinamica del nostro modello.
7.2
Confronto utilizzando alcuni parametri del
motore GE t700
Velocità n1
Osservando la figura 7.2 si noti come la dinamica dell’albero
della turbina generatrice di gas sia ben colta dal modello ISO. Gli errori ri-
spetto alla simulazione effettuata in Flightlab sono di piccola entità. Tale
comportamento evidenzia un’ottima approssimazione della dinamica dell’al-
bero della turbina generatrice di gas del motore Pratt & Whitney con i para-
metri derivati dal motore GE t700. Si noti anche come il motore si trovi ad
operare in tutto il tempo della simulazione al di sotto del regime nominale,
in quanto esso deve fornire circa la metà della potenza richiesta dal carico,
essendo affiancato dalla seconda unità propulsiva.
110
CAPITOLO 7. SIMULAZIONE DI UNA MANOVRA
N1: GAS TURBINE SHAFT SPEED
1
0.95
0.9
0.85
n1 FLIGHTLAB
n1 ISO
n1
NOMINAL
0.8
0.75
0.7
0
50
100
150
200
250
300
350
400
450
time [s]
Figura 7.2: Confronto fra la velocità di rotazione n1 calcolata dal modello
ISO e quella ottenuta dalla simulazione in Flightlab. Si riporta anche il valore
nominale per il motore considerato. Parametri incogniti derivati dal motore
GE t700.
7.2. CONFRONTO UTILIZZANDO ALCUNI PARAMETRI DEL MOTORE GE T700111
T4 computed with Flightlab vs T4 computed with iso model
1.4
1.2
1
0.8
T45
0.6
FLIGHTLAB
T4
ISO
0.4
0.2
0
0
50
100
150
200
250
300
350
400
450
time [s]
Figura 7.3: Confronto della temperatura T4 dei gas fra le due turbine cal-
colata con il modello ISO e il software Flightlab.Parametri incogniti derivati
dal motore GE t700.
Temperatura T4
In figura 7.3 è riportato il confronto relativo alla tempe-
ratura dei gas fra le due turbine, ottenuto con i parametri di primo tentativo
per il motore Pratt & Whitney, derivati dal motore GE t700. L’errore sulla
temperatura fra le due turbine è modesto, anche se il modello ISO sovrastima
la temperatura in tutta la durata della simulazione
Potenza erogata Si noti come la potenza espressa dal modello, impostan-
do i parametri incogniti uguali a quelli del motore GE t700 sia molto superiore
a quella calcolata dal software Flightlab (figura 7.4), nonostante la forma del
suo andamento sia analoga. Questo è segno di una buona modellazione, ma
di una cattiva scelta dei parametri di taratura.
É necessaria quindi una messa a punto di questi parametri se si vogliono
ridurre gli errori.
112
CAPITOLO 7. SIMULAZIONE DI UNA MANOVRA
Shaft Power Flightlab vs iso model
0.7
0.6
0.5
0.4
0.3
Power
0.2
FLIGHTLAB
Power
ISO
0.1
0
0
50
100
150
200
250
300
350
400
450
time [s]
Figura 7.4: Potenza espressa dal modello ISO confrontata con quella espressa
dal modello FlightLab. Per i parametri incogniti si è fatto ricorso a quelli
del motore GE t700.
7.3
Confronto utilizzando parametri identifi-
cati
Per garantire una riproduzione più accurata del motore Pratt & Whitney
PT6C-67C si è reso necessario tarare i parametri di personalizzazione del
modello per tale motore. Non riuscendo a rintracciare in rete e in letteratura
un maggior numero di parametri di quelli riportati in tabella 7.1, si è resa
necessaria un’identificazione a partire dai dati disponibili. Tale problema è
comune alla gran parte dei motori per elicotteri, che raramente sono bene
documentati e i cui parametri caratteristici sono spesso resi disponibili dal
produttore solo ai clienti, con accordi di non divulgazione.
Per quanto riguarda la scelta dei momenti di inerzia dei due alberi di
rotazione JHPT e JPT si è deciso di scalare i rispettivi valori in funzione del
diametro del motore. Essendo il momento di inerzia dipendente dal quadrato
della distanza dall’asse di rotazione:
∫
J = ρd2(x,y,z) dV
si è pensato di scalarlo in dipendenza della dimensione radiale del motore
elevata alla seconda potenza:
7.3. CONFRONTO UTILIZZANDO PARAMETRI IDENTIFICATI
113
R2pt6c
JHPTpt6c = JHPTt700
(7.1)
R2
t700
R2pt6c
JPTpt6c = JPTt700
(7.2)
R2
t700
in cui Rpt6c, Rt700 equivalgono a metà del diametro nominale del motore,
grandezza facilmente reperibile in letteratura.
Analogamente, non conoscendo il volume della camera di combustione,
ipotizzando che esso sia direttamente proporzionale al volume del motore, si
è proceduto scalando il dato proveniente dal solito propulsore GE t700 con
il rapporto fra i volumi dei propulsori:
Vpt6c
VCCpt6c = VCCt700
(7.3)
Vt700
In cui VCC è il volume della camera di combustione e Vpt6c, Vt700 sono i
volumi dei due motori, calcolati dai dati disponibili in letteratura come:
π
Vmotore = LmotoreD2
motore 4
É stato impossibile rintracciare in letterature il rapporto di compressione
del compressore e i rapporti di espansione delle turbine. In mancanza di dati
si sono ipotizzati dei valori simili a quelli del motore GE t700.
Temperatura T4
In figura 7.5 è riportato il confronto fra la simulazione
condotta in FlightLab e quella condotta con il modello ISO utilizzando i pa-
rametri modificati.
É possibile notare come l’inseguimento sia buono: la tem-
peratura calcolata dal modello ISO si trova nell’intorno dei valori restituiti
dal software Flightlab durante tutta la durata della simulazione.
Velocità n1
In figura 7.6 è riportato il confronto sulla velocità di rotazione
dell’albero della turbina generatrice di gas. Si può notare come il modello
ISO con i parametri modificati riproduca in modo peggiore la dinamica di
n1 rispetto al modello ISO con i parametri del motore GE t700. Questo
comportamento è da imputarsi in larga misura alla scelta dei parametri ef-
fettuati per il modello, che evidentemente non è in linea con i valori reali
del motore, che risultano impossibili da reperire in letteratura. Per avere un
match migliore in questa dinamica è quindi necessaria un’ulteriore messa a
punto dei parametri. Sebbene gli errori siano maggiori,la forma della risposta
è riprodotta comunque fedelmente, come nella simulazione effettuata con i
parametri derivati dal motore GE t700.
114
CAPITOLO 7. SIMULAZIONE DI UNA MANOVRA
T4 computed with Flightlab vs T4 computed with iso model
0.9
0.8
0.7
T45
FLIGHTLAB
T4
0.6
ISO
0.5
0.4
0
50
100
150
200
250
300
350
400
time [s]
Figura 7.5: Confronto della temperatura T4. Modello ISO con parametri
modificati e simulazione FlightLab.
N1: GAS TURBINE SHAFT SPEED
1
0.98
0.96
0.94
0.92
0.9
0.88
n1 FLIGHTLAB
0.86
n1 ISO
n1
NOMINAL
0.84
0.82
0
50
100
150
200
250
300
350
400
450
time [s]
Figura 7.6: Confronto sulla velocità n1. Simulazione effettuata con software
FlightLab e con modello ISO con parametri modificati.
7.3. CONFRONTO UTILIZZANDO PARAMETRI IDENTIFICATI
115
Shaft Power Flightlab vs iso model
0.7
0.6
0.5
0.4
0.3
Power
FLIGHTLAB
0.2
Power
ISO
0.1
0
0
50
100
150
200
250
300
350
400
450
time [s]
Figura 7.7: Confronto sulla potenza erogata all’interfaccia con il carico. Si-
mulazione condotta con software FlighLab e con modello ISO con parametri
modificati.
Potenza erogata In figura 7.7 è riportato l’andamento della potenza ero-
gata al carico. Si noti come con il tuning dei parametri si riesce ad inseguire
la prima parte della simulazione in modo soddisfacente, mentre nell’ultima
parte il modello ISO continua a sovrastimare la potenza erogata, sebbene in
modo minore rispetto alla simulazione effettuata con i parametri ricavati dal
motore GE t700. La forma della risposta è comunque riprodotta in modo
fedele. L’incapacità del modello di riprodurre in maniera rigorosa l’eroga-
zione della potenza al carico è da imputarsi all’indisponibilità dei parametri
necessari alla sua messa a punto.
116
CAPITOLO 7. SIMULAZIONE DI UNA MANOVRA
Capitolo 8
Conclusioni e sviluppi futuri
8.1
Conclusioni
In questo lavoro di tesi è stato sviluppato un modello termodinamico sem-
plificato per la simulazione di motori turboalbero di impiego elicotteristico.
Il modello è concepito per essere integrato in codici di simulazione di Mec-
canica del Volo (anche real-time), in modo da aumentarne la capacità di de-
scrivere fedelmente il comportamento dell’elicottero al di fuori delle condizio-
ni di regime stazionarie, estendendo l’analisi a condizioni di volo manovrato
dove risultano significativi i transitori nell’erogazione della potenza.
Il modello è stato implementato sia in linguaggio Matlab, sia in linguaggio
C.
È stata posta particolare attenzione nella possibilità di adattamento al
maggior numero possibile di propulsori per elicotteri e sono stati forniti gli
strumenti per personalizzare il codice in base alle esigenze dell’utente.
Inizialmente, il modello è stato sviluppato in una versione fortemente
dipendente da funzioni parametriche, ricavate dal comportamento di un pro-
pulsore esistente e ben documentato. Questa versione, capace di riprodurre
con errori minimi il funzionamento di tale propulsore, è servita da base di
lavoro per lo sviluppo di versioni successive caratterizzate da una maggio-
re indipendenza da andamenti parametrici ricavati dalla letteratura, capaci
di riprodurre efficacemente il comportamento di una classe di propulsori a
turbina per elicotteri a partire da un numero ridotto di dati di modellazione.
Ogni versione del modello è stata validata sia considerando la risposta a
regime in diverse situazioni di funzionamento, sia la sua risposta dinamica
ad una portata di combustibile con profilo temporale a scalino, comparando
i risultati con dati sperimentali disponibili in letteratura.
Il modello termomeccanico del propulsore è stato quindi integrato dallo
sviluppo di un controllore di tipo PID che ne governa la dinamica secondo una
117
118
CAPITOLO 8. CONCLUSIONI E SVILUPPI FUTURI
logica del tipo correntemente utilizzato nei FADEC (Full Authority Digital
Engine Control). Tale controllore agisce direttamente sull’entità del flusso
di carburante immesso in camera di combustione per regolare la potenza
raccolta sul secondo albero del propulsore.
Il modello sviluppato è stato infine adattato al caso di un propulsore cor-
rentemente utilizzato da AgustaWestland Spa, ricevendo in ingresso la storia
della portata di combustibile corrispondente ad una traiettoria manovrata di
discesa rapida. I dati di ingresso, cos`ı come quelli di confronto per i risultati,
sono stati forniti da un modello di Meccanica del Volo validato in uso presso
l’azienda.
I risultati ottenuti dalle simulazioni mostrano come il modello sia facil-
mente estendibile ad applicazioni diverse attraverso una dozzina di parame-
tri caratteristici del motore da simulare. Durante il processo di validazione,
confrontandosi con dati sperimentali, si è dimostrato come il comportamen-
to di un motore reale venga ben approssimato dal modello. Confrontandosi
poi con software di simulazione più sofisticati per due diversi motori, si è
dimostrato come i risultati ottenuti riproducano in modo accurato la di-
namica del propulsore, a patto di calibrare accuratamente i parametri di
personalizzazione.
I valori degli errori commessi sono giustificati dall’esiguità del numero di
parametri utilizzati per caratterizzare ogni motore: l’accuratezza del modello
è in linea con l’intento di ottenere uno strumento di simulazione veloce da
mettere a punto attraverso poche grandezze di personalizzazione.
La principale limitazione di tale modello è quella di simulare il funziona-
mento del propulsore in condizioni non troppo lontane dai regimi di funzio-
namento tipici. Nonostante il comportamento del modello si sia dimostrato
sempre rispondente alla fisica del problema, non è possibile fornire un ri-
scontro di validità della simulazione per regimi di funzionamento del motore
molto lontani da quelli nominali perché parte della modellazione è avvenuta a
partire da dati sperimentali ricavati in condizioni vicine a quelle di progetto.
8.2
Sviluppi futuri
La continuazione più naturale di questo lavoro di tesi consiste nell’effetti-
va integrazione del modello termomeccanico del propulsore all’interno di un
codice di simulazione di Meccanica del Volo dell’elicottero, da validare attra-
verso il confronto con strumenti analoghi, di tipo proprietario e quindi non
interamente sotto il controllo dell’utente, ovvero di dati provenienti da prove
di volo.
8.2. SVILUPPI FUTURI
119
Quest’attività sarebbe in grado di mettere in luce i punti di forza e le
lacune del modello, fornendo indicazioni per ulteriori correzioni e sviluppi
che lo mettano in gardo di adattarsi con fedeltà a maggior numero possibile
di applicazioni.
Il codice potrebbe essere poi reso più complesso, modellando dei fenomeni
che nel presente lavoro sono stati trascurati per motivi di semplicità e di
tempo. In paricolare, potrebbe essere sviluppato un modello di trasmissione
e dispersione del calore, un modello di usura dei componenti meccanici e
di stima della variazione dei rendimenti dei vari componenti in base alle
condizioni di impiego del motore.
Si potrebbe infine considerare la possibilità di implementare una logica
di co-simulazione per separare le dinamiche più veloci (nella gran parte delle
applicazioni costituite dal quelle termiche), dalle dinamiche più lente (gene-
ralmente quelle meccaniche): in tal modo sarebbe possibile rilassare il passo
di integrazione temporale del codice e ottenere un codice ancora più veloce
nell’esecuzione.
120
CAPITOLO 8. CONCLUSIONI E SVILUPPI FUTURI
Ringraziamenti
Il primo ringraziamento va al Professor Trainelli, per la gentilezza e la dispo-
nibilità dimostrata durante la preparazione di questo lavoro: la sua guida è
stata preziosa e fondamentale durante tutti questi mesi.
Un ringraziamento particolare va all’Ingegner Leonello e all’Ingegner Bian-
co Mengotti che hanno messo a mia disposizione il loro tempo e la loro profes-
sionalità ogni volta che necessitavo di un loro aiuto, con pazienza e gentilezza.
Alla mia famiglia, che ha reso possibile tutto quanto, vanno il mio affetto
e la mia gratitudine. In particolare ai miei nonni, che avrei voluto abbrac-
ciare più spesso.
Grazie ad Irene, che ha avuto pazienza durante tutti questi esami.
Un grazie di cuore a tutti i miei amici, che hanno condiviso con me degli
anni belli e intensi: Nicolò, Cristy, Paolo, Bombo, Maria Chiara, Edo, Fede,
Luca, Carlos, Daniele, Francesco, Hombre, Giorgio, Juri, Simo, Barbara, Vit-
torio, Zizzius, Matteo, Javi, Angelo, Lucia, Balza, Geppo, Giovanni, Romeo,
Arrigo, Srdjan, Riccardo, Fede, Ale.
122
CAPITOLO 8. CONCLUSIONI E SVILUPPI FUTURI
Bibliografia
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P.P. Walsh and P. Fletcher. Gas Turbine Performance, Second Edition.
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123
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ne’s All the World’s Aircraft 2011-2012. IHS Jane’s All the World’s
Aircraft. Jane’s Information Group, 2011.
POLITECNICO DI TORINO
Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Aerospaziale
Tesi di Laurea Magistrale
Tecnica di simulazione numerica
delle prestazioni stazionarie e transitorie
di turbomotori
RELATORE:
CANDIDATO:
Prof. Michele Ferlauto
Gregorio Stiuso
Luglio 2019
2
A papà, a mamma,
a Rita, ad Aurora,
a zio, ai nonni e
ad Alessia
3
4
Indice
Introduzione
9
1
Descrizione del metodo di calcolo
11
1.1
Inizializzazione delle mappe dei componenti . .
12
1.2
Lettura delle mappe dei componenti
12
1.3
Metodo di Newton-Raphson
13
2
Turbogetto monoalbero
15
2.1
Descrizione del propulsore in esame
15
2.1.1
Dati di progetto
17
2.1.2
Numerazione delle stazioni del propulsore .
18
2.2
Studio a progetto
19
2.2.1
Presa d’aria
19
2.2.2
Compressore
20
2.2.3
Combustore
21
2.2.4
Turbina
22
2.2.5
Postcombustore
23
2.2.6
Ugello
24
2.2.7
Caratteristiche del propulsore
26
2.3
Studio fuori progetto
27
2.3.1
Equazioni di equilibrio
28
2.3.2
Variabili utilizzate
29
2.3.3
Metodo di calcolo delle variabili
30
2.3.4
Comportamento del compressore
32
2.3.5
Comportamento della turbina
33
2.3.6
Attivazione del postcombustore
34
2.3.7
Variazione dei parametri fondamentali al variare della manetta
36
2.3.8
Variazione delle prestazioni del propulsore al variare della
manetta
37
2.3.9
Comportamento alla variazione del Mach di ingresso
37
2.3.10
Comportamento alla variazione dell’area di gola dell’ugello
38
5
6
INDICE
2.4
Studio dei transitori
39
2.4.1
Dinamica dei rotori
39
2.4.2
Metodo utilizzato per la risoluzione del transitorio
40
2.4.3
Risposta ad una manetta ad onda quadra
42
2.4.4
Risposta all’accensione del postcombustore
43
2.4.5
Risposta allo spegnimento accidentale del postcombustore
45
3
Turbogetto bialbero
47
3.1
Descrizione del propulsore in esame
47
3.1.1
Dati di progetto
49
3.1.2
Numerazione delle stazioni
50
3.2
Studio a progetto
51
3.2.1
Presa d’aria
52
3.2.2
Compressore di bassa pressione
52
3.2.3
Compressore di alta pressione
53
3.2.4
Combustore
54
3.2.5
Turbina di alta pressione
55
3.2.6
Turbina di bassa pressione
56
3.2.7
Ugello
57
3.3
Studio fuori progetto
59
3.3.1
Equazioni di equilibrio
59
3.3.2
Variabili utilizzate
61
3.3.3
Metodo di calcolo
61
3.3.4
Compressore di bassa pressione
63
3.3.5
Compressore di alta pressione
63
3.3.6
Turbina di alta pressione
64
3.3.7
Turbina di bassa pressione
64
3.3.8
Variazione della linea di funzionamento al variare del Mach
di ingresso
66
3.3.9
Variazione della linea di funzionamento alla variazione del-
l’area di gola dell’ugello
66
3.3.10
Variabili all’equilibrio
67
3.4
Funzionamento in transitorio
67
3.4.1
Risposta ad una manetta ad onda quadra
69
3.4.2
Risposta alla variazione dell’area di gola dell’ugello
70
4
Turbofan a flussi separati
75
4.1
Descrizione del propulsore
75
4.1.1
Dati di progetto
77
4.1.2
Numerazione delle stazioni
78
4.2
Funzionamento a progetto
79
INDICE
7
4.2.1
Fan
80
4.2.2
Ugello di flusso freddo
81
4.2.3
Caratteristiche in condizioni di funzionamento a progetto .
82
4.3
Funzionamento fuori progetto
84
4.3.1
Equazioni di equilibrio
85
4.3.2
Variabili utilizzate
86
4.3.3
Comportamento del fan
87
4.3.4
Comportamento del compressore di bassa pressione
87
4.3.5
Comportamento del compressore di alta pressione
87
4.3.6
Comportamento della turbina di alta pressione
89
4.3.7
Comportamento della turbina di bassa pressione
89
4.4
Funzionamento in transitorio
89
4.4.1
Risposta ad una variazione lineare del flusso combustibile .
91
4.4.2
Risposta ad una variazione ad onda quadra del flusso com-
bustibile
93
5
Turbofan a flussi miscelati
95
5.1
Caratteristiche del propulsore
95
5.1.1
Dati del propulsore
97
5.1.2
Numerazione delle stazioni
98
5.2
Studio a progetto
100
5.2.1
Miscelatore
100
5.2.2
Dati relativi alle condizioni di progetto
101
5.3
Studio fuori progetto
103
5.3.1
Fan
106
5.3.2
Compressore di intermedia pressione
107
5.3.3
Compressore di alta pressione
107
5.3.4
Turbina di alta pressione
109
5.3.5
Turbina di intermedia pressione
109
5.3.6
Turbina di bassa pressione
109
5.4
Funzionamento in transitorio
111
5.4.1
Risposta ad una legge di manetta
112
6
Controlli
115
6.1
Variazione della temperatura in ingresso al J85
116
6.2
Variazione dell’EPR nel J85
118
6.3
Variazione dell’EPR nell’Olympus 593
120
7
Conclusioni
125
Bibliografia
127
8
INDICE
Introduzione
Il seguente lavoro di tesi è volto alla programmazione, attraverso il linguaggio
FORTRAN77, di un simulatore di tipo real-time per un propulsore aeronautico.
La realizzazione del simulatore è resa possibile mediante l’utilizzo delle mappe dei
componenti del motore rilevate da GSP e attraverso un processo di reverse engi-
nering è possibile ricavare i valori corrispondenti a tali mappe.
Il simulatore è realizzato per quattro tipologie di propulsore differenti, nello specifi-
co vengono esposti i risultati riguardanti un turbogetto monoalbero, un turbogetto
bialbero, un turbofan a flussi separati ed un turbofan a flussi miscelati. Questi sono
trattati in maniera separata, dedicando per ognuno di essi un capitolo differente,
affinché sia possibile effettuare delle comparazioni in modo semplice e rapido. Ogni
capitolo, quindi, tratterà le condizioni di funzionamento di progetto, le condizioni
di funzionamento fuori progetto e la valutazione della risposta del propulsore in
seguito alla variazione di un proprio parametro di controllo.
Per la programmazione del simulatore si sfrutta il metodo di calcolo numerico
esposto da Newton-Raphson, il quale, come sarà possibile osservare dalle pagine
successive, fornisce dei risultati attendibili ed in un tempo molto rapido. Alcuni
dei risultati ottenuti saranno poi confrontati con quelli generati dal programma
GSP (Gas turbine Simulation Program) della Netherland Aerospace Centre.
Nelle pagine seguenti si noterà come saranno presenti delle piccole differenze tra
i dati ricavati attraverso il simulatore programmato e quelli ricavati da GSP. La
differenza consiste nel calcolo del calore specifico, in quanto in tutta la trattazione
saranno utilizzati due valori per il calore specifico, uno corrispondente alla sola
aria e l’altro che tiene in conto dei gas combusti. Il programma di simulazione
GSP, invece, considera la variazione del parametro con la temperatura raggiunta
nelle varie stazioni.
Infine, nell’ultimo capitolo, saranno inseriti semplici controlli su alcuni dei motori
trattati affinché sia possibile variare il livello di spinta attraverso l’EPR.
9
10
INTRODUZIONE
Capitolo 1
Descrizione del metodo di calcolo
Nel presente capitolo sarà trattata la modalità attraverso la quale è stata possibile
la realizzazione di un simulatore avanzato real-time per propulsori aeronautici.
Saranno definite dapprima le mappe dei componenti che costituiscono il propulsore
stesso, definendo le metodologie utilizzate per il riscalamento di queste, mentre in
un secondo momento è fornita una descrizione del metodo numerico utilizzato per
lo studio dei punti di funzionamento ai quali opera il motore.
Nel funzionamento fuori progetto il motore vede variare il proprio punto di fun-
zionamento sulle varie mappe dei componenti. In particolare, si assiste ad una
variazione dei valori sulle mappe dei compressori e delle turbine.
La variazione del punto di funzionamento, ad esempio per un motore turbofan a
flussi separati, può essere dovuta alla modifica di diversi parametri: mediante la
variazione delle condizioni di volo (variando il Mach di volo o la quota di volo);
attraverso il cambio della manetta, dunque determinando una temperatura totale
in ingresso alla turbina (T4t) differente da quella di progetto; o, addirittura, va-
riando la geometria dell’area degli ugelli.
Per la determinazione dei vari punti di funzionamento fuori progetto esistono due
tipi di approccio: il Serial Nested Loop (SNL) e il Matrix Iteration (MI).
Nel Serial Nested Loop vengono inglobate le equazioni che garantiscono l’ac-
coppiamento di alcuni componenti e i vincoli su di essi, in questo modo il tutto è
risolto in una sequenza a nido.
Nel Matrix Iteration sono impostate tutte le equazioni che caratterizzano il
motore e queste vengono risolte simultaneamente. Tale approccio prevede una
metodologia alle derivate parziali.
L’approccio utilizzato per la programmazione del simulatore è quello dell’itera-
zione matriciale, nello specifico attraverso il metodo delle tangenti, o metodo di
Newton-Raphson.
11
12
CAPITOLO 1. DESCRIZIONE DEL METODO DI CALCOLO
1.1
Inizializzazione delle mappe dei componenti
Le mappe dei componenti utilizzate nel codice, per la realizzazione del simulatore,
sono quelle corrispondenti a compressore e turbina ricavabili dal programma di
simulazione per motori aeronautici GSP.
Le mappe forniscono i valori di rapporto di compressione, o espansione nel caso di
turbina, di portata corretta, di rendimento adiabatico e del numero di giri corretto
percentuale per ogni punto.
Ogni componente (compressore o turbina) è dotato di una propria mappa, attraver-
so la quale è possibile valutare il comportamento assunto semplicemente definendo
un punto su di essa. Non avendo a disposizione le mappe dei componenti per
i propulsori simulati, nei seguenti capitoli è stato necessario adattare le mappe
estrapolate da GSP ad ogni componente.
Una volta ottenute le condizioni di funzionamento per i dati di progetto forniti
dal costruttore del propulsore, le mappe di ogni componente che lo costituiscono
sono calcolate traslando i punti delle mappe conosciute (mappe di GSP). In base a
quanto detto, quindi, sono utilizzate tre equazioni basiche che permettono il risca-
lamento delle mappe dei componenti. Queste permettono di riscalare il rapporto
di compressione, o espansione, β, il rendimento adiabatico, η, e la portata corretta,
√
m
θ/δ.
Le equazioni di riscalamento appena citate vengono qui esposte:
β-1
β=
(β∗ - 1) + 1
(1.1)
β∗map - 1
η
η=
η∗
(1.2)
η∗
map
√
√
(
√
)∗
m θ
m
θ
m
θ
δ
=
(
√
)∗
(1.3)
δ
m θ
δ
δ
map
Nelle equazioni appena esposte è stato indicato con il pedice (map) i parametri
conosciuti relativi alle mappe disponibili, mentre l’apice (∗) definisce le condizioni
di progetto. In esse θ = T/Tref e δ = p/pref , dove Tref e pref corrispondono alle
condizioni di riferimento.
1.2
Lettura delle mappe dei componenti
Una volta riscalate le mappe, soprattutto durante il calcolo del ciclo del motore
nello studio del funzionamento fuori progetto, è opportuno saperle leggere per
1.3. METODO DI NEWTON-RAPHSON
13
estrapolare i dati necessari.
Dato che ogni punto di una mappa è caratterizzato da un rapporto di compressione,
o espansione, un valore di portata corretta, un rendimento adiabatico ed un numero
di giri corretto percentuale, affinché sia possibile ricavare un punto operativo è
necessario entrare attraverso una coppia di parametri.
La scelta dei parametri con cui entrare in una mappa dipende dalla costituzione
della mappa stessa. Le mappe in possesso, utilizzate per il seguente lavoro di tesi,
sono costituite da una serie di rette chiamate ”beta-lines”. Queste rette coprono
globalmente la mappa del componente in questione in modo tale da permettere la
formazione di una griglia a quattro nodi. La griglia è data dall’intersezione di tali
rette con le curve a giri corretti percentuali costanti.
Vista la costituzione delle mappe, quindi, per ricavare un punto di operazione
del componente in questione conviene entrare nella mappa fornendo il rapporto
di compressione, o di espansione, ed il numero di giri corretto percentuale. In
uscita saranno disponibili, attraverso un’interpolazione, la portata corretta ed il
rendimento adiabatico.
Discorso a parte merita la mappa dell’ugello, in questa la parte che determina
il funzionamento subcritico del componente viene rappresentata attraverso una
conica. In essa la variabile di ingresso, necessaria a determinare il punto operativo,
è unica e corrisponde al rapporto di espansione attraverso l’ugello. Come variabile
di uscita dalla mappa è fornita la portata corretta che l’attraversa.
1.3
Metodo di Newton-Raphson
Il metodo numerico che è utilizzato nelle pagine seguenti per supporre i vari punti
di funzionamento nei quali opera il propulsore è detto metodo delle tangenti, o
metodo di Newton-Raphson.
Tale metodo permette, a differenza di uno puramente iterativo, di pervenire ad
una soluzione con un alta precisione ed in una modalità assai rapida. Esso è detto
anche metodo delle tangenti in quanto si basa sull’idea geometrica di approssima-
re la funzione, in ogni passo, attraverso la retta tangente. Dunque, il metodo di
Newton-Raphson è utilizzato per calcolare gli zeri di una funzione.
Nel riferimento [1] viene data la definizione successiva al metodo in esame.
Teorema (Metodo di Newton-Raphson) Sia f : [a, b] → IR una funzione
di classe C2[a, b]. Si fanno le seguenti ipotesi:
1. f(a) > 0, f(b) < 0.
2. f′ (x) < 0 per ogni x in [a, b].
14
CAPITOLO 1. DESCRIZIONE DEL METODO DI CALCOLO
3. f′′ (x) > 0 per ogni x in [a, b].
Allora:
1. Esiste un unico punto x∗ ∈ (a, b) in cui la funzione f si annulla.
2. La successione
{
x0 = a
(1.4)
xn+1 = xn -f(xn)
n = 1, 2,...
f′(xn)
converge ad x∗.
3. Esiste una costante K > 0 per la quale si ha, per ogni n ∈ IN,
|xn+1 - x∗| < K |xn - x∗|
Nelle simulazioni successive la funzione presente nel teorema, f(x), è sostituita
da un vettore di funzioni,
F(
X). In esso
X corrisponde al vettore delle variabili
che permettono di pervenire alla soluzione.
Infine, la derivata che compare a denominatore nella (1.4) diventa la matrice
Jacobiana del problema.
Capitolo 2
Turbogetto monoalbero
Il presente lavoro di tesi vuole valutare il comportamento di differenti tipologie di
propulsori aeronautici alle variazioni di alcuni parametri di controllo. Per poter far
ciò il primo motore studiato è un turbogetto monoalbero, in particolare vengono
utilizzati i parametri di progetto del J85, appartenente alla famiglia dei propulsori
della General Electric.
2.1
Descrizione del propulsore in esame
Alla famiglia J85 appartengono una serie di piccoli motori turbogetto i quali sono
stati sviluppati agli inizi degli anni cinquanta.
Nonostante il primo progetto, di questa gamma di motori, ha vecchie origini, la
United States Air Force prevede di mantenerlo in servizio fino al 2040.
Fin dall’inizio degli anni cinquanta lo Small Aircraft Department della U.S. Ge-
neral Electric Company cominciò a sviluppare un piccolo turbogetto dal peso di
circa 2500 lb.
Inizialmente il motore fu progettato per supportare droni senza pilota, anche se la
General Electric cercò di sviluppare una versione parallela per aerei con pilota.
Il gruppo rotante principale consiste di un compressore assiale sviluppato da dischi
e sospeso tra due guarnizioni guidate da un albero conico grazie ad una turbina
a singolo stadio. Viene impiegato un sistema di combustione ad alta intensità
attraverso una camera anulare con 18 candele.
La prima generazione del J85 ha un compressore con sette stadi e la sua gestione
venne migliorata grazie all’introduzione di un sistema di controllo perdite inter-
stadio. Per le applicazioni di tipo supersonico, fu sviluppata una variante del
motore con postcombustore, il quale equipaggia un ugello a geometria variabile
attraverso l’utilizzo di petali multipli.
15
16
CAPITOLO 2. TURBOGETTO MONOALBERO
Figura 2.1: Rappresentazione del J85
La carcassa del J85, cos`ı come la maggior parte dei motori General Electric del-
l’epoca, è fabbricata grazie a metodi avanzati. Indicativo di questo è che le due
metà del casing del compressore sono fabbricate in lega di Cromo. Inizialmente
il peso di una delle due parti del casing del compressore era di circa 80 lb, questo
veniva ridotto una volta accoppiato all’intero motore fino a circa 9 lb. Durante la
produzione del motore sperimentale YJ85 tali casings furono fabbricati dalla Budd
Company, alla quale erano necessarie cinque operazioni meccaniche consecutive af-
finché mantenessero le tolleranze necessarie.
A differenza del casing sul compressore, quello sulla turbina è costituito da una
parte superiore ed una inferiore. Le caratteristiche di tale casing furono pensate
per ridurre i costi di manutenzione successivi.
Nel Maggio del 1958 cominciò il flight testing del missile McDonnell GAM-72 Green
Quail e da allora tutti i voli di questo sono stati supportati dal J85-3. Il J85-1
completò, invece, le sue 50 ore di test di volo preliminare nell’Agosto del 1958 e
la versione -X di tale motore volò per la prima volta il mese successivo sul North
American Sabreliner.
Il flight test del J85 fu intrapreso attraverso vari tipi di motori montati in una cap-
sula ritraente che si estendeva dallo scomparto missile di un intercettore Convair
F-102. Questo aereo volò per la prima volta nel Marzo del 1958 e nelle condizioni
di funzionamento standard e con postcombustore attivo ha raggiunto altezze di
circa 50000 ft e velocità superiori a Mach 1.
I test statici hanno richiesto più di 150 ore di valutazione ad altezza simulata al
Wright Air Development Center e i test effettuati al Arnold Engineering Develop-
ment Center hanno dimostrato la compatibilità del motore con il corpo del missile
alle condizioni simulate.
L’applicazione più importante del J85, successivamente al suo sviluppo, fu la sua
2.1. DESCRIZIONE DEL PROPULSORE IN ESAME
17
installazione sul T-38 Talon e sulla famiglia N-156 Freedom Fighter in sviluppo al-
l’epoca da Norair. Il primo volo del T-38 prese parte nell’Aprile del 1959 e il J85-1
senza postcombustore confermò le previsioni pre-volo fornendo eccellenti risultati
senza complicazioni. Sia il Talon che il Freedom Fighter monoposto superarono
più volte la velocità del suono con il J85-1 senza postcombustore.
Nel Giugno del 1959 la General Electric annunciò che la gamma del J85 aveva
superato le 1000 ore di attività, delle quali 700 furono collezionate dal J85-5. Il
J85-5, come è possibile ricavare dai data sheet dell’epoca, fu il primo della famiglia
ad avere un compressore con otto stadi.
2.1.1
Dati di progetto
Nella successiva tabella vengono definiti i parametri di progetto di una delle va-
rianti del J85. Inoltre, in essa sono esposti i valori tipici che assumono i calori
specifici, quindi le costanti dei gas, nel caso il flusso in esame sia costituito solo da
aria oppure da gas combusti.
In tutta la trattazione successiva sono considerati soltanto due valori per il calore
specifico anche se nella realtà esso varia con la temperatura, pertanto il suo valore
dovrebbe differire in ogni stazione del motore.
COEFFICIENTE
VALORE
Condizioni di volo
Mach di ingresso, M0
0.7
Quota, z [m]
7000
Calore specifico aria, cp [J/(kg K)]
1004
Costante dei gas perfetti per aria, R [J/(kg K)]
287
Presa d’aria
Portata d’aria in ingresso, m [kg/s]
19.9
Coefficiente di perdita della presa d’aria, εd
0.98
Compressore
Rapporto di compressione, βc
8.3
Rendimento meccanico del compressore, ηmc
1
Rendimento adiabatico di compressione, ηc
0.822
Combustore
1184
Calore specifico gas combusti, c′p [J/(kg K)]
Costante dei gas perfetti per i gas combusti, R′ [J/(kg K)]
293.77
Potere calorifico inferiore, Hi [MJ/kg]
43.260
18
CAPITOLO 2. TURBOGETTO MONOALBERO
Rendimento di combustione, ηb
0.982
Coefficiente di perdita del combustore, εb
1
Temperatura di ingresso turbina, T4t [K]
1260
Turbina
Rendimento meccanico della turbina, ηmt
0.95
Rendimento adiabatico di espansione, ηt
0.882
Postcombustore
Rendimento di postcombustione, ηab
0.9
Coefficente di perdita del postcombustore, εab
1
Temperatura di uscita postcombustore, T7t [K]
1700
Altri parametri
Numero di giri dell’albero a progetto, N [rpm]
16500
Momento d’inerzia dell’albero, I [kg m2]
0.7876
2.1.2
Numerazione delle stazioni del propulsore
Ogni stazione, tra due componenti, è possibile identificarla attraverso un numero.
Di seguito viene indicata la numerazione utilizzata per lo studio del J85.
Figura 2.2: Numerazione stazioni J85
• STAZIONE 0: Condizione indisturbata a monte del propulsore;
• STAZIONE 1: Ingresso del propulsore, quindi della presa d’aria;
2.2. STUDIO A PROGETTO
19
• STAZIONE 2: Uscita della presa d’aria, ingresso del compressore;
• STAZIONE 3: Uscita del compressore, ingresso del combustore;
• STAZIONE 4: Uscita del combustore, ingresso della turbina;
• STAZIONE 5: Uscita della turbina, ingresso del postcombustore;
• STAZIONE 7: Uscita del postcombustore, ingresso dell’ugello;
• STAZIONE 8: Gola dell’ugello;
• STAZIONE 9: Uscita del propulsore.
2.2
Studio a progetto
Prima di studiare il comportamento del propulsore in condizioni di funzionamento
fuori progetto è necessario conoscere tutti i valori di pressione totale e tempera-
tura totale, cos`ı come quelli di portata corretta, in ogni stazione del motore nelle
condizioni di progetto.
2.2.1
Presa d’aria
I valori di progetto, per il monoalbero in esame, sono stati definiti per un Mach di
volo di 0.7 ed una quota di 7000 m.
La temperatura e la pressione ambientale a livello del mare, che corrispondono
ai valori di riferimento per il dimensionamento dei componenti successivi, sono le
seguenti:
Tref = 288.15K
pref = 101325Pa
Di seguito sono riportate le leggi che definiscono le variazioni di temperatura e
pressione, rispettivamente, secondo la standardizzazione ISA, al variare della quota
di volo.
T0 = Tref - hz
(2.1)
)5.2561
(Tref -hz
p0 = pref
(2.2)
Tref
In queste compare il coefficiente h che assume il valore 0.0065 K m-1.
Attraverso la (2.1) e la (2.2) si ottengono i seguenti valori di temperatura e
pressione statica:
T0 = 242.65K
20
CAPITOLO 2. TURBOGETTO MONOALBERO
p0 = 41059.16Pa
Conoscendo il numero di Mach di ingresso, rispetto al quale sono state definite
le condizioni di progetto, è possibile calcolare i parametri di temperatura totale e
pressione totale di cui è caratterizzato il flusso d’aria a monte del motore.
(
)
γ-1
T0t = T0
1+
M2
= 266.43 K
0
2
(
) γ
γ-1
p0t = p0
1+
M20
γ-1 = 56953.22 P a
2
Il flusso d’aria, attraversando il primo componente, subirà una piccola modifica
in uscita nella pressione totale, avendo considerato delle perdite attraverso esso,
mentre la temperatura totale resta invariata in quanto la trasformazione associata
al passaggio attraverso la presa è di tipo adiabatico.
T2t = T1t = T0t = 266.43K
p2t = εd p1t = εd p0t = 55814.16Pa
2.2.2
Compressore
Attraverso questo componente si ha un aumento della pressione totale e della
temperatura totale dovuto al passaggio del flusso d’aria per mezzo di organi fissi
e rotanti.
Conoscendo il valore del rapporto di compressione è possibile calcolare i valori
della temperatura totale e della pressione totale in uscita da tale componente.
[
(
)]
γ-1
1
T3t =
1+
βcγ
-1
T2t = 535.65K
ηc
p3t = βc p2t = 463257.49Pa
Affinché sia possibile posizionare il punto di funzionamento, nelle condizioni di
progetto, sulla mappa del compressore, è necessario definire la portata corretta
all’ingresso del componente:
m
√θ2
kg
= 34.74
δ2
s
nella quale θ2 = T2t/Tref e δ2 = p2t/pref .
Nella figura 2.3 è possibile osservare il posizionamento del punto di equilibrio sulla
mappa del compressore nelle condizioni di progetto.
2.2. STUDIO A PROGETTO
21
12
10
8
6
4
2
0
-2
0
5
10
15
20
25
30
35
40
45
Figura 2.3: Punto di progetto sulla mappa del compressore
2.2.3
Combustore
Durante questa fase si ha una reazione di combustione tra aria e combustibile, la
quale eleva la temperatura della miscela al valore espresso dai parametri di progetto
come T4t, detta anche temperatura di ingresso turbina (Turbine Inlet Temperature
- TIT ). Questo valore lo si raggiunge attraverso un’opportuna portata in massa
di combustibile, mb, la quale è definita attraverso il seguente rapporto:
mb
f =
m
Tale rapporto può essere esplicitato considerando che la potenza fornita chimi-
camente è uguale alla differenza di potenze che possiede il fluido tra l’uscita e
l’ingresso della camera di combustione.
ηb Hi mb = ( m + mb)c′p (T4t - T3t)
Dividendo ambo i lati dell’espressione per la portata d’aria che attraversa il motore
si ottiene un’espressione esplicita del valore di f.
′
c
(T4t - T3t)
p
f =
= 0.0206
ηb Hi - c′p (T4t - T3t)
Da questa è possibile ottenere il valore della portata di combustibile necessaria:
kg
mb = mf = 0.41
s
22
CAPITOLO 2. TURBOGETTO MONOALBERO
In uscita da tale componente motore è possibile misurare i seguenti valori di
temperatura totale e pressione totale:
T4t = 1260K
p4t = 463257.49Pa
2.2.4
Turbina
Attraverso questo componente è sviluppata la potenza necessaria per mantenere
correttamente in funzionamento il compressore. Tale potenza è ricavata diretta-
mente dal fluido in uscita dalla camera di combustione che provvede ad effettuare
un lavoro sulle parti mobili della turbina.
Complessivamente il fluido subirà una riduzione della propria temperatura totale
e della propria pressione totale, entrambe dipendenti dal rapporto di espansione
da cui è governato il componente.
Il valore del rapporto di espansione è possibile ricavarlo attraverso il bilancio di
potenza all’albero, ovvero la potenza sviluppata dalla turbina deve uguagliare la
potenza necessaria al compressore a monte (Pc = Pt).
m
1
cp (T3t - T2t) = ( m + mb)ηmt ηt c′p T4t1 -
γ′ -1
ηmc
β γ′
t
Da questa è possibile esplicitare il rapporto di espansione, ottenendo:
′
[
]- γ
cp (T3t - T2t)
γ′ -1
βt =
1-
= 2.61
c′
ηmc ηmt ηt (1 + f)T4t
p
Dal rapporto di espansione è possibile determinare i valori della temperatura totale
e della pressione totale in uscita dal componente.
1
T5t =
1 - ηt
1 -
T4t = 1024.55 K
γ′ -1
β γ′
t
p4t
p5t =
= 177453.73 P a
βt
Per calcolare la portata corretta, attraverso la turbina, è necessario considerare
anche la portata di combustibile, la quale è tenuta in conto attraverso il parametro
f.
m (1 + f)
√θ4
kg
= 9.29
δ4
s
2.2. STUDIO A PROGETTO
23
3.5
3
2.5
2
1.5
1
0
2
4
6
8
10
Figura 2.4: Punto di progetto sulla mappa della turbina
nella quale θ4 = T4t/Tref e δ4 = p4t/pref . Tale valore di portata corretta permet-
te, insieme al rapporto di espansione del componente, di posizionare il punto di
funzionamento sulla mappa della turbina (figura 2.4).
2.2.5
Postcombustore
Il postcombustore permette di elevare la temperatura del flusso in uscita dalla
turbina grazie alla presenza di ossigeno in esso. Tale fenomeno è possibile per via
degli elevati rapporti ossidante/combustibile che si hanno in camera di combustio-
ne, determinando una miscela ricca di ossigeno. Generalmente una volta acceso il
postcombustore è necessario valutare che non sia superato il valore del rapporto
combustibile/ossidante stechiometrico, affinché non venga sprecato del carburante.
fab ≤ fst - f
(2.3)
Nella precedente, fst corrisponde al rapporto combustibile/ossidante stechiometri-
co che, per i carburanti adottati, assume il valore qui riportato:
1
1
fst =
≃
αst
14
Per il propulsore in esame si ottiene:
′
c
(T7t - T5t)
p
fab =
= 0.02097 < 0.05083
ηb Hi - c′p (T7t - T5t)
24
CAPITOLO 2. TURBOGETTO MONOALBERO
Utilizzando la seguente portata di combustibile:
kg
mb
= 0.417
ab
s
L’accensione del postcombustore, ovviamente, viene effettuata nelle condizioni di
massima temperatura raggiungibile in camera di combustione, T4tmax , per aumen-
tare la spinta ottenibile dal propulsore.
È facilmente intuibile che l’attivazione di
tale componente aumenta notevolmente il consumo di combustibile.
All’uscita del postcombustore si osserva un aumento della temperatura totale, de-
finita dai parametri di progetto, ed è possibile assistere ad una riduzione delle
pressione totale nel caso il coefficiente di perdita, attraverso tale componete, abbia
un valore inferiore all’unità. Per il motore considerato, in uscita, si ottengono i
seguenti valori di temperatura totale e pressione totale:
T7t = 1700K
p7t = εab p5t = 177453.73Pa
2.2.6
Ugello
Nell’ugello il flusso espande determinando globalmente una riduzione della tempe-
ratura e della pressione.
L’ugello può trovarsi ad operare, in base alla portata corretta che lo attraversa,
in condizioni di funzionamento critiche o subcritiche. In particolare, deve sempre
essere rispettata la condizione secondo la quale:
(
m (1 + f)
√T7t
m (1 + f)
√T7t )
≤
p7t
p7t
crit.
In questa, se il postcombustore non è in funzione T7t = T5t.
Conoscendo la pressione totale del flusso in uscita dell’ugello (p9t = p7t) e cono-
scendo la pressione ambientale (p9 = p0) è possibile valutare se questo lavora in
condizioni di funzionamento critiche o meno. Per avere l’ugello critico è necessario
che, attraverso esso, vi sia un rapporto tra pressioni, totale e statica, superiore al
valore critico:
′
γ
)
p9t
(γ′ +1
γ′ -1
≥
(2.4)
p9
2
ed in questo caso il Mach di uscita assume valore unitario (M9 = 1), mentre per
la pressione di uscita si ha:
p9t
p9 =
(
) γ′
γ′+1
γ′ -1
2
2.2. STUDIO A PROGETTO
25
Se, invece, la (2.4) non è rispettata il Mach si calcola come segue:
v
u
-1
u
′
u
2
(p9t)γ′
γ
M9 =
√
-1
(2.5)
γ′ - 1
p9
con la pressione di uscita uguale a quella di ingresso, p9 = p0 (caso di ugello
adattato). Nel caso considerato l’ugello risulta critico e la pressione di uscita
assume il seguente valore:
p9 = 95889.61Pa
Attraverso tale valore è possibile calcolare il rapporto di espansione dell’ugello:
p9t
βn =
= 1.85
p9
D’ora in avanti verranno considerate due condizioni, quella nella quale il postcom-
bustore risulta essere spento e quella nella quale il postcombustore risulta essere
acceso, quest’ultima caratterizzata dal pedice (ab).
Se il postcombustore non è attivo, la temperatura totale del flusso in uscita
all’ugello assume il seguente valore:
T9t = T5t = 1024.55K
Diversamente, se il componente è attivo si ha:
T9t
= T7t = 1700K
ab
Conoscendo il valore del numero di Mach in uscita si calcola la temperatura assunta
dal flusso nei due casi:
T9t
T9 =
(
) = 879.44K
γ′+1
2
T9t
ab
T9
=
(
) = 1459.23K
ab
γ′+1
2
Attraverso il valore della pressione e della temperatura di uscita è possibile calco-
lare, mediante l’utilizzo della legge dei gas perfetti, il valore della densità del fluido
a valle dell’ugello.
p9
kg
ρ9 =
= 0.37
R′ T9
m3
p9
kg
ρ9
=
= 0.22
ab
R′ T9
m3
ab
26
CAPITOLO 2. TURBOGETTO MONOALBERO
Tramite la temperatura ed il Mach di uscita, invece, può essere calcolata la velocità
del flusso in uscita:
√
m
V9 = M9
γ′ R′ T9 = 586.19
s
√
m
V9
=M9
γ′ R′ T9
= 755.08
ab
ab
s
Essendo, all’uscita, la portata del flusso pari alla somma tra la portata in massa
d’aria di ingresso motore e la portata in massa di combustibile, si può facilmente
ottenere l’area della sezione di uscita del motore in entrambe le condizioni.
m+ mb
A9 =
= 0.09335 m2
ρ9 V9
m+ mb + mb
ab
A9
=
= 0.12272 m2
ab
ρ9
V9
ab
ab
Infine, la portata corretta che entra nell’insieme costituito da postcombustore e
ugello assume il seguente valore:
m (1 + f)
√θ5
kg
= 21.87
δ5
s
nella quale θ5 = T5t/Tref e δ5 = p5t/pref , definendo il punto di progetto sulla
mappa dell’ugello di figura 2.5.
2.2.7
Caratteristiche del propulsore
Attraverso i parametri ricavati nelle sezioni precedenti si ottengono i valori di
spinta nei due casi di postcombustore spento ed acceso.
S = ( m+ m b)V9 + (p9 - p0)A9 - m U = 12.67kN
Sab = ( m + mb + mb
)V9
+ (p9 - p0) A9
- m U = 18.03kN
ab
ab
ab
Nelle ultime due espressioni con U è stata indicata la velocità di volo, la quale
è calcolabile attraverso il numero di Mach e la temperatura statica a monte del
motore.
√
m
U =M0
γ RT0 = 218.52
s
L’accensione del postcombustore determina un notevole incremento della spinta,
questo può essere valutato mediante il rapporto delle due spinte calcolate:
Sab
≃ 1.45
S
2.3. STUDIO FUORI PROGETTO
27
20
18
16
14
12
10
8
6
4
2
0
0
5
10
15
20
25
Figura 2.5: Punto di progetto sulla mappa dell’ugello
Da esso si osserva un aumento della spinta, con postcombustore attivo, di circa il
45%.
Nei due casi viene calcolato anche il consumo specifico della spinta, attraverso il
quale si nota l’aumento del consumo di carburante rispetto alla spinta ottenuta.
mb
kg
TSFC =
= 0.32348 × 10-04
S
Ns
mb + mb
kg
ab
TSFCab =
= 0.45885 × 10-04
Sab
Ns
2.3
Studio fuori progetto
Considerando il Mach di volo uguale alla situazione di progetto, la manetta che
viene utilizzata, per lo studio del funzionamento del propulsore in condizioni di
fuori progetto, è data dal rapporto tra la temperatura totale in ingresso alla turbina
e la stessa temperatura in condizioni di progetto, qui definita:
T4t
τ =
(2.6)
T∗
4t
nella quale con l’apice (∗) sono indicate le condizioni di progetto.
Lo studio delle condizioni di funzionamento fuori progetto viene effettuato per
28
CAPITOLO 2. TURBOGETTO MONOALBERO
determinare i punti di equilibrio al quale si pone ad operare il motore variando
uno dei propri parametri di controllo.
Facendo variare la manetta (2.6) dal proprio valore di progetto, che nel caso in
esame corrisponde alle condizioni di spinta massima, fino al valore che determina
la condizione di IDLE, ossia la condizione nel quale il motore gira al minimo, è
possibile ricavare tutti i suddetti punti.
Affinché sia possibile che la manetta si muova tra i parametri citati è necessario
conoscere il valore della spinta che determina la condizione di IDLE. Tale valore
per convenzione è definito come il 5% della spinta massima, che per la variante del
J85 scelta assume il seguente valore:
SIDLE = 0.05Smax = 633.78N
Attraverso tale valore è possibile conoscere a quale manetta fermare l’iterazione
del codice FORTRAN77, ricavando cos`ı tutti i possibili punti di funzionamento al
quale può portarsi il motore.
La determinazione di tutti i possibili punti di funzionamento, oltre alla condizione
di progetto, è garantita dalle condizioni di equilibrio: queste devono essere rispet-
tate per ogni valore di manetta.
Il rispetto delle condizioni di equilibrio fornisce cos`ı un solo possibile punto di
funzionamento al quale opera qualsiasi componente del motore una volta variata
la manetta.
L’equilibrio, per un propulsore turbogetto monoalbero, è garantito mediante l’an-
nullamento simultaneo di tre equazioni. Queste definiscono il bilancio di potenza
all’albero, il bilancio tra la portata corretta che attraversa la turbina e quella che
passa per il compressore e lo stesso bilancio valutato tra la turbina e l’ugello.
2.3.1
Equazioni di equilibrio
Come anticipato nella sezione precedente è necessario rispettare simultaneamente
le tre equazioni di equilibrio per scovare i possibili punti di funzionamento del
motore.
Il bilancio della potenza all’albero è fondamentale in quanto, per un propulsore
turbogetto monoalbero, la potenza sviluppata dalla turbina deve perfettamente
eguagliare quella necessaria al funzionamento del compressore al netto delle perdite
meccaniche presenti sull’albero. Tale condizione può essere semplicemente espressa
come segue:
Pt = Pc
2.3. STUDIO FUORI PROGETTO
29
ed esplicitando le potenze si ottiene la prima delle equazioni di equilibrio:
m
cp (T3t - T2t)
(2.7)
m (1 + f) c′p ηmt (T4t - T5t) =
ηmc
Importante è garantire il bilancio di portata corretta tra la turbina ed il com-
pressore (matching dei componenti). Quanto affermato è ottenuto se verificata la
seguente condizione:
m (1 + f)
√T4t
m
=
√T2t p2t √T4t (1 + f)
(2.8)
p4t
p2t
p4t
T2t
Infine, affinché l’ugello sia legato al motore è necessario che vi sia il bilancio anche
tra la portata corretta che attraversa la turbina e la portata corretta che attraversa
l’ultimo componente.
m (1 + f)
√T5t
m (1 + f)
√T4t p4t √T5t
=
(2.9)
p5t
p4t
p5t
T4t
2.3.2
Variabili utilizzate
Avendo definito in partenza il numero di Mach di volo bloccato, dunque variando
l’unico parametro di controllo definito dalla (2.6), è possibile ricavare, risolvendo
simultaneamente la (2.7), la (2.8) e la (2.9), tutti i parametri del motore in condi-
zioni di funzionamento fuori progetto.
Dato che si dispone di tre equazioni di equilibrio, affinché sia possibile identificare
una soluzione per il sistema è necessario avere a disposizione almeno tre variabili.
La scelta delle variabili da utilizzare dipende dalla tipologia di mappe dei compo-
nenti a disposizione.
In base alle mappe disponibili per lo svolgimento di tale lavoro di tesi, sono state
identificate le seguenti variabili per il completamento dello studio:
• Rapporto di compressione: βc;
• Rapporto di espansione: βt;
• Percentuale del numero di giri corretti dal lato del compressore: %Nccorr .
Queste, attraverso il metodo numerico che sarà esposto nella sezione successiva,
verranno calcolate per ogni valore della manetta (2.6).
30
CAPITOLO 2. TURBOGETTO MONOALBERO
2.3.3
Metodo di calcolo delle variabili
D’ora in avanti con
X sarà indicato il vettore delle variabili cos`ı composto:
X= {βc, βt, %Nccorr }T
(2.10)
La determinazione di tale vettore e possibile grazie all’uso di un opportuno metodo
numerico. Il metodo numerico utilizzato in questo lavoro di tesi, come già esposto
nel capitolo precedente, è quello di Newton-Raphson.
Esso permette di ricavare il vettore delle variabili risolvendo simultaneamente le
equazioni (2.7), (2.8) e (2.9). In particolare, viene definito un vettore funzioni,
F(
X), il quale ingloba le tre equazioni di equilibrio e cos`ı costituito:
f1(
X)
F(
X)=
f2(
X)
(2.11)
f3( X)
in esso:
m
f1(
cp (T3t - T2t)
(2.12)
X) = m(1 + f)c′p ηmt (T4t - T5t) -
ηmc
m (1 + f)
√T4t
m
f2(
X)=
-
√T2t p2t √T4t (1 + f)
(2.13)
p4t
p2t
p4t
T2t
m (1 + f)
√T5t
m (1 + f)
√T4t p4t √T5t
f3(
X)=
-
(2.14)
p5t
p4t
p5t
T4t
Il metodo di Newton-Raphson permette, conoscendo il valore del vettore delle
variabili e del vettore delle funzioni del passo di iterazione precedente, indicati con
il pedice (0), di ottenere i vettori (2.10) e (2.11) del passo di iterazione attuale.
Alla prima iterazione, dunque, il vettore delle variabili coinciderà con i valori
assunti nella condizione di progetto:
{
}T
X0 =
β∗c, β∗t, %N∗
= {8.3, 2.61, 1.0}T
ccorr
E, dato che a progetto l’equilibrio è globalmente rispettato, il vettore delle funzioni
in partenza sarà costituito da termini nulli.
F0(
X0) = {0, 0, 0}T
Il vettore delle variabili, durante il passo di iterazione attuale, attraverso il metodo
di Newton-Raphson, è possibile calcolarlo rispettando la seguente condizione:
]
[∂F
F(
X)=
F0(
X0) +
(X-
X0) = 0
(2.15)
∂X
2.3. STUDIO FUORI PROGETTO
31
Nella (2.15) appare la matrice delle derivate, questa può essere ottenuta incremen-
tando di un piccolo valore, ε, ogni elemento del vettore delle variabili e calcolando
il ciclo del motore con tale variazione. Alla fine di ogni ciclo sarà possibile valuta-
re il vettore delle funzioni assunto ad ogni incremento ε calcolando ogni elemento
della matrice come segue:
∂Fi,j
Fi,j - F0
Fi,j - F0
i,j
i,j
=
=
∂Xj
Xj - X0
εX0
j
j
In base a quanto esposto, la matrice delle derivate avrà, per un propulsore turbo-
getto monoalbero, la seguente forma:
∂f
1
∂f1
∂f1
∂βc
∂βt
∂%Nccorr
]
[∂F
∂f2
∂f2
∂f2
=
(2.16)
∂βc
∂βt
∂%Nccorr
∂X
∂f3
∂f3
∂f3
∂βc
∂βt
∂%Nccorr
Conoscendo la forma di tutti i parametri che compaiono nel metodo di Newton-
Raphson è possibile riscrivere la (2.15) in un’espressione più conosciuta:
X= B
[A]
(2.17)
dove [A] è una matrice quadrata di dimensioni 3 × 3 e coincide con la matrice delle
derivate, mentre
B è un vettore di dimensioni 3 × 1 i cui valori sono dettati dalla
seguente:
]
[∂F
B=
·
X0 -
F0
(2.18)
∂X
Una volta calcolato il vettore delle variabili, questo viene confrontato con il vettore
di partenza valutandone il residuo. Se il residuo assume un valore troppo alto si
procede per via iterativa, ossia il vettore ottenuto viene sostituito al vettore di
partenza e si ricalcola il tutto.
Tipicamente il residuo viene valutato attraverso il confronto delle norme dei due
vettori. Dato che gli ordini di grandezza, per ogni singola componente del vettore,
potrebbero essere differenti, ogni elemento di questo viene rapportato al proprio
valore di progetto.
In particolare, i vettori che vengono confrontati hanno le seguenti componenti:
}T
{βc0
βt0
R0 =
,
, %Nccorr
0
β∗c
β∗
t
}T
{βc
βt
R=
,
, %Nccorr
β∗c
β∗
t
32
CAPITOLO 2. TURBOGETTO MONOALBERO
12
10
8
6
4
2
0
-2
0
5
10
15
20
25
30
35
40
45
Figura 2.6: Linea di funzionamento sulla mappa del compressore
In questi, il numero di giri corretto percentuale non viene rapportato al rispettivo
di progetto in quanto si trova già relazionato ad esso.
Il residuo, in base ai vettori appena definiti, assume la forma qui riportata:
||R|| - ||R0||
RES =
(2.19)
||R0||
Quando questi assume un valore inferiore a 10-15 il programma passa all’iterazione
successiva. Per il calcolo della matrice delle derivate è stato utilizzato per ε un
valore di 10-14.
2.3.4
Comportamento del compressore
Riducendo la manetta (2.6) è facile ipotizzare che si ha una riduzione del rapporto
di compressione. Tale riduzione è dovuta alla conseguente riduzione di tutte le
temperature del motore.
Nella figura 2.6 è possibile visualizzare tutti i possibili punti di equilibrio del
compressore durante il funzionamento del motore. In particolare, si può osservare
come fino ad un certo valore della portata corretta l’andamento del rapporto di
compressione è lineare, dovuto al fatto che la turbina risulta essere bloccata. In
questa situazione attraverso la turbina risultano costanti il rapporto di espansione
2.3. STUDIO FUORI PROGETTO
33
e la portata corretta.
Quando le turbina si sblocca, la linea di funzionamento inizia ad incurvarsi e si
avvicina verso la zona del pompaggio.
In generale, il rapporto di compressione è legato alla portata corretta attraverso
la relazione di bilancio della portata corretta che attraversa il compressore e la
turbina.
m
√T2t
m (1 + f)
√T4t p4t √T2t
1
=
p2t
p4t
p2t
T4t (1 + f)
Da questa equazione può essere esplicitato il rapporto di compressione come segue:
√
m
√T2t
m (1 + f)
√T4t
T2t
1
1
=
εb βc
p2t
p4t
T∗
τ (1 + f)
4t
Se la turbina risulta essere bloccata, allora il rapporto di compressione è propor-
zionale ai seguenti parametri:
√
m
√T2t
1
βc ∝
(1 + f)
p2t
τ
Tale proporzionalità spiega l’andamento quasi lineare del rapporto di compressione
quando la turbina risulta essere bloccata.
Confrontando la curva ottenuta con quella risultante da GSP si nota una piccola
differenza tra le due, tale differenza è dovuta essenzialmente al fatto che il pro-
gramma in questione tiene in conto che il calore specifico a pressione costante, cp,
cambia al variare della temperatura, mentre nello studio in questione sono stati
scelti due valori costanti, uno per il gas costituito di sola aria ed un altro che
tiene in conto dei gas combusti in seguito al passaggio del flusso in camera di
combustione.
2.3.5
Comportamento della turbina
Come definito in precedenza, la turbina è legata al compressore e, attraverso il
lavoro compiuto dal fluido sulle palette di quest’ultima, permette di ricavare la
potenza necessaria all’albero affinché sia fornita la compressione adeguata al flui-
do in ingresso al motore.
Il comportamento della turbina, durante il funzionamento del propulsore, è vi-
sibile nella figura 2.7. In essa è possibile osservare come, nella maggior parte del
campo di funzionamento, la turbina si trova a lavorare in condizioni bloccate. Du-
rante questa fase, la portata corretta e il rapporto di espansione attraverso essa
restano costanti.
Una volta che la turbina si sblocca è possibile osservare come il rapporto di espan-
sione decresce, ma la portata corretta non varia notevolmente, in virtù del fatto
34
CAPITOLO 2. TURBOGETTO MONOALBERO
3.5
3
2.5
2
1.5
1
0
2
4
6
8
10
Figura 2.7: Linea di funzionamento sulla mappa della turbina
che le linee di funzionamento della mappa della turbina hanno una pendenza molto
accentuata.
2.3.6
Attivazione del postcombustore
La presenza del postcombustore non altera i parametri a monte del motore. In
particolare tale componente viene attivato una volta che il gruppo gas generator
a monte ha raggiunto le condizioni di funzionamento di massima spinta.
I propulsori aeronautici, dunque, sono progettati secondo il principio che l’accen-
sione del postcombustore non determini la variazione di alcun parametro a monte
del motore. Per far s`ı che ciò sia perseguito è necessario che la portata corretta
alla stazione 5, ingresso dell’insieme postcombustore ed ugello, rimanga costante
durante il funzionamento di questo componente.
Affinché resti costante la portata corretta che attraversa l’ugello è necessario
che questo vari la propria area di gola. In particolare, indicando con 8 la sta-
zione corrispondente all’area di gola, deve sempre essere rispettata la seguente
condizione:
√
m (1 + f)
√T5
m (1 + f + fab)
√T8t
1+f
T5t p8
=
A8
p5
p8t A8
1+f+fab
T8t p5
ab-off
dove il pedice (ab - off) indica che la portata corretta in questione è calcolata in
condizioni di postcombustore non attivo.
2.3. STUDIO FUORI PROGETTO
35
0.125
0.12
0.115
0.11
0.105
0.1
0.095
0.09
40
60
80
100
120
140
160
180
200
Figura 2.8: Variazione della sezione di gola dell’ugello
Quando il postcombustore non risulta essere attivo si ha:
fab = 0
T8t = T7t = T5t
Attraverso l’assunzione che l’ugello è semplicemente convergente, l’area di gola
viene definita pari all’area di uscita nelle condizioni di progetto, A8 = A∗9.
Quando, invece, il componente viene acceso:
T8t = T7t
In ogni caso, si ha comunque:
p8t = p7t = εab p5t
Per consentire l’attivazione del postcombustore, la manetta (2.6), utilizzata per
il calcolo delle condizioni di funzionamento di fuori progetto, è necessario che sia
prolungata come segue:
T4t
T7t - T∗5t
T7t - T∗5t
ϕ=
+
=τ+
(2.20)
T∗4t
T∗7t - T∗5t
T∗7t - T∗
5t
In questo modo, quando ϕ > 1 il postcombustore risulta essere acceso.
Nella figura 2.8 è possibile notare come l’accezione del postcombustore deve essere
accompagnata da un incremento dell’area di gola dell’ugello.
36
CAPITOLO 2. TURBOGETTO MONOALBERO
2.3.7
Variazione dei parametri fondamentali al variare del-
la manetta
9
2.65
2.6
8
2.55
7
2.5
2.45
6
2.4
5
2.35
4
2.3
2.25
3
2.2
2
2.15
40
50
60
70
80
90
100
40
50
60
70
80
90
100
100
20
95
18
90
85
16
80
14
75
70
12
65
10
60
55
8
40
50
60
70
80
90
100
40
50
60
70
80
90
100
Figura 2.9: Variazione parametri al variare della manetta
Nelle figure (2.9) è possibile osservare come, al variare della manetta, vengono
modificati i parametri fondamentali del turbogetto.
È facile verificare come l’aumento della manetta determini l’aumento di tutti i
parametri. Un’osservazione degna di nota è legata alla turbina, nella quale, oltre
un certo valore della manetta, il proprio rapporto di espansione non aumenta,
bens`ı si mantiene costante. Questo andamento è dovuto al fatto che il componente
successivo, cioè l’ugello, risulta essere critico: in gola viene raggiunta la condizione
di numero di Mach unitario.
Se il componente di valle diviene critico, quello di monte risulta essere bloccato,
caratterizzato, quindi, nel caso della turbina da una portata corretta e un rapporto
di espansione che si mantengono costanti.
2.3. STUDIO FUORI PROGETTO
37
2.3.8
Variazione delle prestazioni del propulsore al variare
della manetta
L’aumento della manetta definita dalla (2.20) comporta, come ipotizzabile, un
aumento della spinta. Dalla figura 2.10 è possibile visualizzare un aumento lineare
con la manetta una volta attivato il postcombusotore (ϕ > 100%).
Se da un lato si ha un notevole incremento della spinta, con l’attivazione del
postcombustore, dall’altro si attesta un consumo non indifferente di combustibile
che comporta un aumento del consumo specifico della spinta all’aumentare della
manetta.
10-5
20
6.5
18
6
16
14
5.5
12
5
10
4.5
8
6
4
4
3.5
2
0
3
40
60
80
100
120
140
160
180
200
40
60
80
100
120
140
160
180
200
Figura 2.10: Variazione delle prestazioni al variare della manetta
2.3.9
Comportamento alla variazione del Mach di ingresso
I calcoli svolti nei paragrafi precedenti sono stati effettuati considerando le con-
dizioni di ingresso motore uguali a quelle di progetto.
È possibile visualizzare,
però, quello che accade alla linea di funzionamento del compressore al variare del
numero di Mach del flusso d’aria che entra nel propulsore.
L’aumento del Mach in ingresso determina un aumento della compressione dina-
mica, il che significa che l’aria che entra sarà caratterizzata da una pressione totale
superiore rispetto al caso di progetto.
In particolare, la pressione totale del flusso in ingresso è definita secondo la seguente
espressione:
(
) γ
γ-1
γ-1
p0t = p0
1+
M2
0
2
Dalla figura 2.11 si può notare come, in tutti i casi, la linea di funzionamento
coincide con quella calcolata considerando il Mach di volo uguale a quello di pro-
getto se l’ugello risulta essere in condizioni ’chocked’, ossia è critico, determinando
l’indipendenza dal Mach di volo del motore in tale campo di funzionamento. Non
38
CAPITOLO 2. TURBOGETTO MONOALBERO
12
10
8
6
4
2
0
-2
0
5
10
15
20
25
30
35
40
45
Figura 2.11: Influenza del Mach di ingresso sulla linea di funzionamento
appena questo componente inizia a lavorare in campo subcritico le linee si disco-
stano rispetto alla condizione che prevede un Mach di volo coincidente con quello
di progetto.
Quando l’ugello diventa subcritico la linea di funzionamento del compressore si
sposta verso la linea del pompaggio se il Mach di ingresso è inferiore rispetto alla
condizione di progetto, mentre si allontana da quest’ultima tanto più il Mach di
volo è superiore a quello di progetto.
2.3.10
Comportamento alla variazione dell’area di gola del-
l’ugello
L’area di gola dell’ugello, A8, può essere aumentata o diminuita per vedere come
influisce sulla linea di funzionamento. In figura 2.12 sono mostrati tre casi: uno
in cui l’area resta uguale al valore ottenuto durante lo studio delle condizioni di
progetto, uno in cui questo valore viene aumentato del 10% ed infine uno in cui si
riduce del 20%.
Dalla figura 2.12 si nota come una aumento dell’area di gola dell’ugello corrisponde
ad una decelerazione del motore, mentre la riduzione di questa è l’analogo di
un’accelerazione. Inoltre, è ben visibile come nel caso l’area sia maggiore di quella
di progetto l’ugello si sblocca per portate corrette inferiori rispetto all’analogo caso
2.4. STUDIO DEI TRANSITORI
39
12
10
8
6
4
2
0
-2
0
5
10
15
20
25
30
35
40
45
Figura 2.12: Influenza dell’area di gola dell’ugello sulla linea di funzionamento
di progetto, in modo differente se l’area è più piccola si assiste ad uno sblocco a
portate corrette più basse.
2.4
Studio dei transitori
Durante una condizione operativa, il propulsore si sposta da un punto di funzio-
namento all’altro. Come descritto nella sezione precedente, un punto di funziona-
mento è caratterizzato dal rispetto simultaneo delle equazioni (2.7), (2.8) e (2.9)
garantendo, in questo modo, l’equilibrio del motore.
Il passaggio da un punto di equilibrio all’altro, però, è possibile solamente dopo
che sia trascorso un certo transitorio il quale dipende dalla dimensione delle inerzie
degli organi rotanti del motore.
2.4.1
Dinamica dei rotori
L’aumento, o la riduzione, della manetta, ϕ (o τ), determina una variazione delle
condizioni di operatività del motore. Tale modifica incide sul propulsore conside-
rato facendone variare la temperatura di fine combustione, T4t, e, all’occorrenza,
se il valore di manetta supera l’unità si assiste ad una variazione della temperatura
nella stazione 7 che corrisponde al postcombustore.
40
CAPITOLO 2. TURBOGETTO MONOALBERO
L’aumento, o la riduzione, delle temperature appena elencate, determina una mo-
difica nel comportamento dei componenti successivi alle stazioni che corrispondono
alle suddette temperature. Il disaccordo che viene a crearsi, quindi, tra i compo-
nenti del propulsore produce un momento non bilanciato, il quale viene integrato
attraverso le relazioni della dinamica per trovare il nuovo punto di funzionamento.
La dinamica dei rotori è costituita da variazioni di massa ed entalpia.
Il cambio delle condizioni di operatività, dettato dalla manetta, produce un eccesso
di potenza sull’albero che può essere rappresentato dalla seguente relazione:
Pt - Pc = ΔP
(2.21)
Come già accennato, l’incremento di potenza dipende dalle inerzie collegate all’al-
bero ed esso è caratterizzato da una variazione della velocità angolare.
ΔC
ω=
(2.22)
I
Nella (2.22) con ω si è indicata l’accelerazione angolare misurata in rad/s2, mentre
con ΔC è stata definita la variazione di coppia all’albero.
Affinché nella (2.22) compaia l’eccesso di potenza disponibile sull’albero è neces-
sario moltiplicare il numeratore ed il denominatore alla velocità angolare, indicata
successivamente con ω e misurata in rad/s.
ω ΔC
ΔP
ω=
=
ωI
ωI
Questa può essere riscritta in funzione del numero di giri semplicemente conoscendo
il legame che accomuna le grandezze rpm e rad/s, ottenendo la seguente:
dN
( 30)2 ΔP
=
(2.23)
dt
π
NI
Sostituendo la (2.23) nella (2.21) ed esplicitando le potenze di turbina e compressio-
ne si ottiene l’equazione che deve essere sempre bilanciata durante un transitorio.
)2
m
(π
dN
cp (T3t - T2t) =
NI
(2.24)
m (1 + f) c′p ηmt (T4t - T5t) -
ηmc
30
dt
2.4.2
Metodo utilizzato per la risoluzione del transitorio
La risoluzione del transitorio viene effettuata attraverso la definizione di una certa
legge di manetta, nei paragrafi successivi saranno visualizzate le risposte del pro-
pulsore a differenti input.
2.4. STUDIO DEI TRANSITORI
41
Quando la manetta viene mutata, rispetto ad una condizione di equilibrio, è utiliz-
zato il metodo di Newton-Raphson per il calcolo della nuova condizione operativa,
come è stato effettuato per il calcolo della serie dei punti di funizonamento in
equilibrio nella sezione precedente.
In particolare, ora, per ogni istante temporale dovranno essere rispettate simulta-
neamente le tre equazioni che governano il funzionamento del turbogetto monoal-
bero, dove, a differenza dello studio fuori progetto, la prima equazione, che garan-
tisce il bilancio di potenza all’albero, subisce una modifica e assume la seguente
forma:
f1(
X)=
)2
m
(π
dN
(2.25)
cp (T3t - T2t) -
NI
m (1 + f) c′p ηmt (T4t - T5t) -
ηmc
30
dt
L’equazione che garantisce il bilancio della portata corretta che attraversa il com-
pressore e la turbina (2.8) e quella che determina il bilancio della portata corretta
attraverso la turbina e l’ugello (2.9) restano invariate alle rispettive ottenute du-
rante la determinazione dei punti di equilibrio in condizioni di funzionamento fuori
progetto.
Durante l’istante temporale nel quale è calcolato l’equilibrio, indicando con l’apice
k l’istante temporale attuale e con k + 1 quello successivo, il numero di giri che
compare nella (2.25) viene calcolato come una media di quelli assunti tra i due
intervalli di tempo:
k
Nk+1 + N
N =
2
Allo stesso modo, la derivata temporale del numero di giri è approssimata attra-
verso un modello del primo ordine.
dN
Nk+1 - Nk
=
dt
tk+1 - tk
Durante l’iterazione Nk, essendo conosciuto, resta fisso, mentre viene fatto variare
continuamente Nk+1 aggiornandolo al valore ottenuto dal vettore delle variabili
(2.10) attraverso il metodo di Newton-Raphson.
Dato che nel vettore delle variabili è contenuta la percentuale del numero di giri
corretto, il valore del numero di giri è calcolato come segue:
√
T2t
N = %Nccorr N∗
T∗2t
L’iterazione ad un dato istante di tempo termina quando il valore del residuo,
calcolato come (2.19), diventa inferiore a 10-15. Si passa cos`ı all’istante temporale
successivo.
42
CAPITOLO 2. TURBOGETTO MONOALBERO
2.4.3
Risposta ad una manetta ad onda quadra
100
50
0
5
10
15
20
25
30
104
1.6
1.4
0
5
10
15
20
25
30
8
6
0
5
10
15
20
25
30
2.65
2.6
2.55
0
5
10
15
20
25
30
Figura 2.13: Variazione del numero di giri, del rapporto di compressione e del
rapporto di espansione per una manetta ad onda quadra
La prima risposta che viene valutata è quella ottenuta fornendo in input una
manetta che ha l’andamento ad onda quadra rappresentata nel primo grafico della
figura 2.13 e cos`ı definita:
ϕ = 70 %
se
t≤2s
ϕ = 100%
se
2s < t ≤ 15s
ϕ = 70%
se
t > 15s
Il passo temporale utilizzato per studiare il comportamento del motore è di 0.01 s.
In base alle dimensioni del momento di inerzia all’albero è possibile avere un tran-
sitorio più o meno lungo. In ogni caso, non è difficile ipotizzare che nel momento in
cui la manetta varia si assiste ad una variazione del numero di giri e del rapporto
di compressione. Tali variazioni è possibile osservarle nella figura 2.13. Il rapporto
di espansione, invece, dopo un primo transitorio si mantiene all’incirca costatante
2.4. STUDIO DEI TRANSITORI
43
per i valori di manetta studiati, segno che l’ugello lavora in condizioni critiche,
quindi la turbina resta bloccata.
Dalla figura 2.13 si osserva che il transitorio si estingue come uno del primo ordine
in un tempo inferiore a 3 s.
2.4.4
Risposta all’accensione del postcombustore
Interessante è valutare la risposta del propulsore all’accensione del postcombusto-
re. L’attivazione di questo componente, come spiegato in precedenza, non deve
incidere sul funzionamento dei componenti a monte del motore.
Affinché sia possibile quanto detto è necessario che una volta acceso il postcombu-
store vari l’area di gola dell’ugello in modo tale che la portata corretta disponibile
nella stazione 5, stadio di ingresso del postcombustore, rimanga inalterata.
La manetta utilizzata per tale studio è sempre costituita da un’onda quadra, ma
200
150
100
0
5
10
15
20
25
30
35
40
45
50
104
1.7
1.6
0
5
10
15
20
25
30
35
40
45
50
9
8
0
5
10
15
20
25
30
35
40
45
50
3
2.5
0
5
10
15
20
25
30
35
40
45
50
Figura 2.14: Variazione del numero di giri, del rapporto di compressione e del
rapporto di espansione all’accensione del postcombustore
44
CAPITOLO 2. TURBOGETTO MONOALBERO
in questo caso eccede il valore del 100 % in modo da attivare il componente citato.
ϕ = 100 %
se
t≤2s
ϕ = 200%
se
2s < t ≤ 30s
ϕ = 100%
se
t > 30s
Nella figura 2.14 si osserva che è confermato quanto ipotizzato in precedenza, in-
200
150
100
0
5
10
15
20
25
30
35
40
45
50
104
1.8
1.6
1.4
0
5
10
15
20
25
30
35
40
45
50
0.12
0.11
0.1
0
5
10
15
20
25
30
35
40
45
50
Figura 2.15: Variazione della spinta e dell’area con postcombustore
fatti, una volta acceso il postcombustore, i valori del numero di giri, del rapporto
di compressione e del rapporto di espansione della turbina non differiscono, dopo
un breve transitorio, rispetto a quelli calcolati nel paragrafo precedente e coinci-
dono con i valori di progetto: condizione di massimo valore della temperatura in
ingresso turbina.
Durante il transitorio si osserva una breve situazione in cui il numero di giri ed
il rapporto di compressione variano leggermente dal proprio valore di progetto.
Questo comportamento è determinato dal tempo di ritardo di apertura dell’area
dell’ugello, che in fase di accensione del postcombustore comporta una riduzione
della portata corretta che viene smaltita attraverso esso comportandosi da ”tappo”
2.4. STUDIO DEI TRANSITORI
45
per il motore.
È interessante, quindi, valutare all’accensione del postcombustore come si com-
portano la spinta e l’area di gola dell’ugello. Dalla figura 2.15 si osserva come al
tempo 2 s, valore al quale la manetta si porta al 200 %, si ha l’aumento della spinta
che indica l’effettiva accensione del componente.
Come già anticipato, oltre alla modifica della spinta, si ha una variazione nel va-
lore dell’area di gola dell’ugello affinché l’accensione del postcombustore risulti
”invisibile” ai componenti che si trovano a monte. La variazione dell’area, come è
ben visibile, è anch’essa accompagnata da un transitorio. Per la modellazione del
ritardo nella variazione dell’area è stata usata la seguente espressione:
dA8
A8
-A8
f in
=
(2.26)
dt
τA8
Nella (2.26) i termini che compaiono sono qui descritti nel dettaglio:
• A8
: Valore dell’area a cui si tende;
f in
• A8: Valore dell’area al passo temporale considerato;
• τA8: Tempo caratteristico, il quale è stato fissato indicativamente a 0.3s.
2.4.5
Risposta allo spegnimento accidentale del postcom-
bustore
Ipotizzando l’assenza di un adeguato sistema di controllo, è interessante valutare
la risposta fornita dal propulsore in seguito allo spegnimento accidentale del post-
combustore con l’area di gola dell’ugello che non si richiude al valore desiderato.
La manetta che viene sfruttata per apprezzare quanto appena proposto, prevede
la variazione della portata in massa di combustibile. Essa è cos`ı costituita:
(
)
mb
mAB
Ψ=
+
× 100
(2.27)
m∗b
m∗
AB
dove se Ψ > 100 % il postcombustore è acceso.
La legge di manetta utilizzata è assimilabile ad un onda quadra con le seguenti
caratteristiche:
{
200 %
se
t ≤ 10s
Ψ=
100 %
se
t > 10s
In base a quanto rappresentato nella figura 2.16 si osserva come dopo un breve
transitorio, diversamente a quanto accadeva nel paragrafo precedente, il numero
di giri e il rapporto di compressione non ritornano al valore di progetto, ma si
46
CAPITOLO 2. TURBOGETTO MONOALBERO
200
150
100
0
5
10
15
20
25
30
1
0.5
0
-0.5
0
5
10
15
20
25
30
104
1.75
1.7
1.65
0
5
10
15
20
25
30
8.8
8.6
8.4
0
5
10
15
20
25
30
Figura
2.16:
Transitorio in seguito allo spegnimento accidentale del
postcombustore
posizionano in un punto di funzionamento caratterizzato da valori di questi più
elevati.
L’aumento del numero di giri dovuto alla mancata riduzione dell’area in seguito allo
spegnimento accidentale del postcombustore caratterizza il fenomeno dell’overspeed.
Capitolo 3
Turbogetto bialbero
Una volta valutato il comportamento del turbogetto monoalbero, in particolare
del motore J85, è possibile passare alla configurazione bialbero.
Il propulsore che sarà trattato in questo capitolo è l’Olympus 593 prodotto dal-
la Rolls-Royce Bristol/Snecma, installato sul Concorde durante il suo periodo di
attività.
3.1
Descrizione del propulsore in esame
Lo sviluppo del turbogetto bialbero Olympus 593 iniziò nel Giugno del 1964 con
la consegna del primo Olympus 593D.
L’Olympus 593D fu costruito prima di riprogettare il Concorde, il progetto di que-
st’ultimo, infatti, venne rivisto affinché potesse compiere delle rotte più ampie e
avesse la capacità di poter trasportare un carico pagante più pesante. Tali ac-
corgimenti necessitavano di un motore più grande, l’Olympus 593B. Queste due
Figura 3.1: Olympus 593
47
48
CAPITOLO 3. TURBOGETTO BIALBERO
derivate del motore furono utilizzate per stabilire la validità dei calcoli di progetto
quali la refrigerazione degli statori di turbina e del rotore e anche per effettuare
dei test ad alte temperature ambientali.
La prima sezione di test per l’Olympus 593 cominciò nel Novembre del 1965 e dal
Dicembre del 1965 erano già state dimostrate 33000 lb di spinta. La spinta neces-
saria per poter effettuare l’entrata in servizio per il trasporto di passeggeri venne
dimostrata nel Febbraio del 1966.
All’epoca, il programma di sviluppo prevedeva 15 banchi di prova e il motore ac-
cumulò circa 5000 ore di test, il più lungo che era stato registrato per un singolo
motore era di 505 ore.
I test di sviluppo di un propulsore supersonico, quale l’Olympus 593, definirono
che era necessario prevedere al meglio le condizioni di ingresso al motore. Nella
sua condizione di funzionamento supersonica l’Olympys 593 ingeriva aria alla tem-
peratura di 127◦C ad una pressione assoluta di circa 101 lb/m2.
Allo scopo di simulare alla perfezione tali condizioni di ingresso furono necessari
numerosi complessi test. Furono costruiti, per testare al meglio il motore, tre ban-
chi di prova speciali, due a Bristol e uno a Villaroche. Su tali banchi di prova, dove
l’ingresso del motore veniva riscaldato per raggiungere le condizioni desiderate, le
perdite di pressione attraverso il sistema di riscaldamento riducevano la pressione
atmosferica al giusto valore.
I test del motore alle condizioni supersoniche erano richiesti sia per stabilire le
proprie performaces, sia per valutare la corretta durata nelle condizioni di funzio-
namento. La necessità di tali accorgimenti fu apprezzata quando si realizzò che la
temperatura del flusso d’aria che abbandonava il compressore, prima di procedere
alla combustione, eccedeva i 600◦C e che, anche se durante la fase di crociera
la temperatura in ingresso turbina era sostanzialmente più bassa di quella nelle
condizioni di decollo, la reale temperatura delle palette della turbina era superiore
rispetto alle condizioni di decollo in quanto l’aria di refrigerazione utilizzata aveva
una temperatura maggiore rispetto allo stesso caso.
A differenza dei test supersonici, quelli subsonici furono condotti in maniera nor-
male, usando i banchi di prova convenzionali, e per i test di volo venne usato il
veicolo test Vulcan. Quest’aereo fu in uso fino al 1966 e contribu`ı al testing delle
condizioni subsoniche, della riaccensione in volo e del sistema di controllo d’area
dell’Olympus 593. Prima dell’entrata in servizio gli Olympus 593 avevano accu-
mulato più di 30000 ore di operazione in banchi di prova e test di volo.
I numerosi programmi di testing servirono, inoltre, a provare il tempo di vita dei
componenti quali dischi, alberi e casings i quali erano soggetti a piccoli cicli a
fatica quando il motore accelerava e raggiungeva le temperature di crociera.
I materiali utilizzati per l’Olympus 593 differivano considerevolmente da quelli dei
motori dell’epoca, soprattutto per gli alti requisiti di temperatura in ingresso che
3.1. DESCRIZIONE DEL PROPULSORE IN ESAME
49
dovevano essere rispettati. Tutte le palette ed i dischi del compressore di bassa
pressione ed i primi quattro stadi del compressore di alta pressione erano in Ti-
tanio. Questo materiale, nonostante non fosse nuovo all’epoca nel progetto dei
propulsori, permetteva il raggiungimento di temperature che sarebbero state trop-
po elevate per alluminio e ferro, i quali avrebbero richiesto pesi eccessivi. Gli stadi
successivi al quarto, nel compressore di alta pressione, furono costruiti in una lega
a base Nichel resistente alle elevate temperature.
Molto importante per questo propulsore sono state le tecniche di refrigerazione
utilizzate, in quanto in assenza di esse alcuni materiali avrebbero potuto scioglier-
si al passaggio dei gas. Inoltre, lo sviluppo di tale motore è stato possibile anche
grazie alla cooperazione con agenzie che producevano oli lubrificanti, questo perché
furono usati nuovi oli che riuscivano a mantenere le loro proprietà alle temperature
di funzionamento senza cedere od ossidarsi.
Numerosi test furono fatti anche sul sistema di combustione in quanto sottoporre il
combustibile per molto tempo a temperature elevate avrebbe potuto determinare
la formazione di vernici e gomme, le quali però non furono visualizzate durante le
fasi di testing.
3.1.1
Dati di progetto
I dati di progetto presenti nella tabella che segue saranno utilizzati per lo studio
e corrispondono alla variante Mk 621 dell’Olympus 593. Inoltre, nella trattazione
successiva, non verrà considerata la presenza del postcombustore.
COEFFICIENTE
VALORE
Condizioni di volo
Mach di ingresso, M0
0.7
Quota, z [m]
9936.48
Calore specifico aria, cp [J/(kg K)]
1004
Costante dei gas perfetti per aria, R [J/(kg K)]
287
Presa d’aria
Portata d’aria in ingresso, m [kg/s]
186
Coefficiente di perdita della presa d’aria, εd
0.98
Compressore di bassa pressione
Rapporto di compressione, βcL
3.237
Rendimento meccanico del compressore, ηmcL
1
Rendimento adiabatico del compressore, ηcL
0.87
50
CAPITOLO 3. TURBOGETTO BIALBERO
Compressore di alta pressione
Rapporto di compressione, βcH
4.788
Rendimento meccanico del compressore, ηmcH
1
Rendimento adiabatico del compressore, ηcH
0.87
Combustore
1184
Calore specifico gas combusti, c′p [J/(kg K)]
Costante dei gas perfetti per i gas combusti, R′ [J/(kg K)]
293.77
Potere calorifico inferiore, Hi [MJ/kg]
43.031
Rendimento di combustione, ηb
0.98
Coefficiente di perdita del combustore, εb
1
Temperatura di ingresso turbina, T4t [K]
1012.15
Turbina di alta pressione
Rendimento meccanico della turbina, ηmtH
0.95
Rendimento adiabatico della turbina, ηtH
0.93
Turbina di bassa pressione
Rendimento meccanico della turbina, ηmtL
0.95
Rendimento adiabatico della turbina, ηtL
0.93
Altri parametri
Numero di giri dell’albero di bassa pressione a progetto, NL [rpm]
6500
Numero di giri dell’albero di alta pressione a progetto, NH [rpm]
8530
Momento d’inerzia dell’albero di bassa pressione, IL [kg m2]
0.7876
Momento d’inerzia dell’albero di alta pressione, IH [kg m2]
0.7876
3.1.2
Numerazione delle stazioni
Per l’Olympus 593, essendo un bialbero, vige la numerazione indicata nella figura
3.2, nella quale è possibile identificare le seguenti stazioni:
• STAZIONE 0: Condizione indisturbata a monte del propulsore;
• STAZIONE 1: Ingresso del propulsore, quindi della presa d’aria;
• STAZIONE 2: Uscita della presa d’aria, ingresso compressore di bassa pres-
sione;
3.2. STUDIO A PROGETTO
51
Figura 3.2: Numerazione stazioni Olympus 593
• STAZIONE 25: Uscita del compressore di bassa pressione, ingresso del
compressore di alta pressione;
• STAZIONE 3: Uscita del compressore di alta pressione, ingresso del combu-
store;
• STAZIONE 4: Uscita del combustore, ingresso della turbina di alta pressione;
• STAZIONE 45: Uscita della turbina di alta pressione, ingresso della turbina
di bassa pressione;
• STAZIONE 5: Uscita della turbina di bassa pressione, ingresso dell’ugello;
• STAZIONE 8: Gola dell’ugello;
• STAZIONE 9: Uscita del propulsore.
3.2
Studio a progetto
Analogamente a quanto fatto nel precedente capitolo, per lo studio del turbogetto
monoalbero, si effettua anche in questo apparato in modo dettagliato lo studio del
funzionamento del motore in condizioni di progetto.
Nei calcoli successivi saranno utilizzate come temperatura e pressione di riferimen-
to, rispettivamente Tref e pref , quelle calcolate a livello del mare.
Tref = 288.15K
pref = 101325Pa
52
CAPITOLO 3. TURBOGETTO BIALBERO
3.2.1
Presa d’aria
Il casing della presa d’aria del motore è fabbricato in Titanio per garantire il suo
corretto funzionamento anche quando si raggiungono le eccessive temperature di
crociera in volo supersonico.
Tramite la convenzione ISA, alla quota in esame le condizioni ambientali di tem-
peratura e pressione, calcolate secondo le (2.1) e (2.2), assumono i seguenti valori:
T0 = 223.56K
p0 = 26692.85Pa
Questi valori, tenendo in considerazione il Mach di volo, determinano le condizioni
totali in ingresso al motore.
(
)
γ-1
T1t = T0t = T0
1+
M2
= 245.47 K
0
2
(
) γ
γ-1
p1t = p0t = p0
1+
M20
γ-1 = 37025.68 P a
2
Avendo delle perdite, εd, all’uscita della presa il flusso vedrà modificare la propria
pressione totale.
T2t = T1t = 245.47K
p2t = εd p1t = 36285.17Pa
3.2.2
Compressore di bassa pressione
Il compressore di bassa pressione è di tipo assiale ed costituito da sette stadi di
compressione. Il casing di questo componente è forgiato a macchina da un tipo di
acciaio inossidabile.
Una volta che il flusso d’aria attraversa il compressore di bassa pressione, avrà le
seguenti caratteristiche:
[
(
)]
γ-1
1
T25t =
1+
-1
T2t = 357.99K
β γcL
ηcL
p25t = βcL p2t = 117454.95Pa
Il punto di progetto sulla mappa del compressore di bassa pressione, che è possibile
osservare nella figura 3.3, è caratterizzato da una portata corretta di tale valore:
m
√θ2t
kg
= 479.39
δ2t
s
con θ2t = T2t/Tref e δ2t = p2t/pref .
3.2. STUDIO A PROGETTO
53
4.5
4
3.5
3
2.5
2
1.5
1
0.5
0
100
200
300
400
500
600
Figura 3.3: Punto di progetto sulla mappa del compressore di bassa pressione
3.2.3
Compressore di alta pressione
A differenza del turbogetto monoalbero, quello bialbero è costituito da un ulterio-
re compressore che, viste le elevate pressioni alle quali viene portato il fluido di
lavoro, viene detto di alta pressione.
Cos`ı come accade per il componente di bassa pressione, anche il compressore di
alta pressione è costituito da un rapporto di compressione, il quale nella maggior
parte dei casi è più elevato rispetto a quello del relativo componente di bassa pres-
sione. Inoltre, anche tale componente è costituito di una propria mappa.
Lo specifico componente del Olympus 593 è di tipo assiale e formato, come il
componente di bassa pressione, da sette stadi di compressione. Come già anti-
cipato nell’introduzione al capitolo, questo componente non è costituito in modo
omogeneo dallo stesso materiale, ma per via dell’incremento delle temperature, so-
prattutto durante il volo supersonico, gli stadi successivi al quarto sono fabbricati
in materiale differente, capace di resistere alle più elevate temperature, rispetto ai
primi.
Il casing relativo al compressore di alta pressione è costruito in acciaio inossida-
bile. Attraverso questo componente il flusso raggiunge la stazione 3, la quale, a
progetto, sarà caratterizzata dalle successive condizioni totali.
[
(
)]
γ-1
1
T3t =
1+
-1
T25t = 590.22K
H
ηcH
54
CAPITOLO 3. TURBOGETTO BIALBERO
7
6
5
4
3
2
1
0
0
50
100
150
200
250
Figura 3.4: Punto di progetto sulla mappa del compressore di alta pressione
p3t = βcH p25t = 562420.12Pa
In ingresso al compressore di alta pressione è possibile, dunque, definire la portata
corretta affinché venga posizionato il punto di progetto sulla relativa mappa (figura
3.4).
m
√θ25t
kg
= 178.85
δ25t
s
con θ25t = T25t/Tref e δ25t = p25t/pref .
3.2.4
Combustore
La camera di combustione utilizzata per l’Olympus 593 è di tipo anulare. Essa è
fabbricata in singola unità da una lega di Nichel con tutti i componenti saldati per
garantire un’elevata affidabilità.
Il collettore del sistema di combustione ed i principali perni di supporto sono po-
sizionati intorno al casing. In totale è possibile contare 16 iniettori vaporizzatori,
ognuno con una doppia uscita, che giungono direttamente nella camera.
Conoscendo la temperatura totale di ingresso in turbina è facile calcolare il rappor-
to di miscela durante la fase di progetto. E, come già fatto nella sezione analoga
3.2. STUDIO A PROGETTO
55
3.5
3
2.5
2
1.5
1
0
10
20
30
40
50
60
70
Figura 3.5: Punto di progetto sulla mappa della turbina di alta pressione
relativa al turbogetto monoalbero, si ricava:
′
c
(T4t - T3t)
p
f =
= 0.01199
ηb Hi - c′p (T4t - T3t)
Dal quale è possibile ottenere la portata in massa di combustibile necessaria ad
alimentare la camera nella condizione di progetto.
kg
mb = f m = 2.23
s
Infine, la pressione totale in uscita dalla camera di combustione è pari a:
p4t = εb p3t = 562420.12Pa
3.2.5
Turbina di alta pressione
Avendo a disposizione due alberi e quindi due compressori, uno di alta ed uno
di bassa pressione, è necessario che questi vengano alimentati affinché sia fornita
al fluido la compressione necessaria. Per poter raggiungere tale obbiettivo in un
turbogetto bialbero sono disponibili due turbine, esse sono generalmente costituite
da un numero minore di stadi rispetto al compressore che supportano.
La turbina di alta pressione dell’Olympus 593 è costituita da un singolo stadio
56
CAPITOLO 3. TURBOGETTO BIALBERO
e, dato che si trova ad operare ad elevate temperature essendo il componente
successivo al combustore, è costituita da un sistema di refrigerazione che permette
la riduzione della temperatura di parete sia delle palette statoriche che di quelle
rotoriche.
Per ricavare il rapporto di espansione del componente di alta pressione è necessario
applicare il bilancio di potenza all’albero di alta pressione (PtH = PcH ). Attraverso
tale accorgimento è possibile ottenere:
′
[
]- γ
cp (T3t - T25t)
γ′ -1
βtH =
1-
= 2.69
c′
ηmcH ηmtH ηtH (1 + f)T4t
p
Dato che il rendimento adiabatico di turbina è esprimibile come:
T45t
1-
T4t
ηtH =
1
1-
γ′ -1
′
β γtH
da esso è possibile ricavare la temperatura totale in uscita dalla turbina di alta
pressione, mentre dal rapporto di espansione è facilmente ottenibile la relativa
pressione totale.
T45t = 807.32K
p45t = 209183.59Pa
Nella figura 3.5 è osservabile il punto di progetto posizionato sulla mappa del
componente in questione, dove la portata corretta in ingresso è:
m (1 + f)
√θ4t
kg
= 63.57
δ4t
s
con θ4t = T4t/Tref e δ4t = p4t/pref .
3.2.6
Turbina di bassa pressione
La turbina di bassa pressione è anch’essa costituita da un singolo stadio e, dovendo
operare a temperature inferiori rispetto a quelle che sollecitano il componente di
alta pressione, il suo sistema di raffreddamento prevede la refrigerazione solo della
componente rotorica.
In modo del tutto simile a quanto fatto nel paragrafo precedente, per ricavare il
rapporto di espansione del componente è sufficiente effettuare il bilancio di potenza
all’albero di bassa pressione (PtL = PcL), il quale è installato in posizione coassiale
rispetto all’albero di alta pressione.
βtL = 1.77
3.2. STUDIO A PROGETTO
57
2.2
2
1.8
1.6
1.4
1.2
1
0
20
40
60
80
100
120
140
160
Figura 3.6: Punto di progetto sulla mappa della turbina di bassa pressione
Dal rapporto di espansione si ottengono i seguenti valori di temperatura e pressione
totale in uscita dal componente:
T5t = 708.07K
p45t
p5t =
= 118131.07 P a
βtL
In ingresso al componente si ha:
m (1 + f)
√θ45t
kg
= 152.61
δ45t
s
con θ45t = T45t/Tref e δ45t = p45t/pref .
3.2.7
Ugello
Dato che, nel motore in questione, non sono considerate perdite attraverso l’ugello
ed essendo la trasformazione associata al passaggio in esso di tipo adiabatico, le
caratteristiche di temperatura e pressione totale in uscita, durante il funzionamento
a progetto, saranno analoghe a quelle ottenute nella stazione precedente.
T9t = T5t = 708.07K
p9t = p5t = 118131.07Pa
58
CAPITOLO 3. TURBOGETTO BIALBERO
20
18
16
14
12
10
8
6
4
2
0
0
50
100
150
200
250
300
Figura 3.7: Punto di progetto sulla mappa dell’ugello
L’ultimo componente del motore, nelle condizioni di funzionamento di progetto, si
trova ad operare in modo critico, per cui il numero di Mach che viene raggiunto
nella sezione di uscita dell’ugello è unitario.
M9 = 1
Da questo valore è possibile risalire alle condizioni di temperatura e pressione
statiche che sono assunte dal flusso in uscita dal motore.
p9t
p9 =
= 63833.78 P a
(
) γ′
γ′+1
γ′ -1
2
T9t
T9 =
= 607.78 K
γ′+1
2
La densità del flusso in uscita è ottenuta mediante la legge dei gas perfetti.
p9
kg
ρ9 =
= 0.36
R′ T9
m3
Da questa si calcola l’area della sezione di uscita:
m+ mb
A9 =
= 1.08 m2
ρ9 V9
3.3. STUDIO FUORI PROGETTO
59
nella quale V9 indica la velocità raggiunta dal flusso nella sezione di uscita e assume
il seguente valore:
√
m
V9 = M9
γ′ R′ T9 = 487.31
s
Infine, la portata corretta che attraversa l’ultimo componete, e che permette di
tracciare il punto sulla mappa dell’ugello (figura 3.7), è:
m (1 + f)
√θ5t
kg
= 253.09
δ5t
s
con θ5t = T5t/Tref e δ5t = p5t/pref .
3.3
Studio fuori progetto
Come il turbogetto monoalbero, anche il turbogetto bialbero, durante le proprie
condizioni di funzionamento fuori progetto, è necessario che rispetti delle equazioni
di bilancio volte a garantire l’equilibrio complessivo del propulsore.
Analogamente al monoalbero, la manetta utilizzata per ricavare i possibili punti
di funzionamento è costituita dalla variazione della temperatura totale di ingresso
turbina rispetto alla propria condizione di progetto, indicate con l’apice (∗), che
per semplicità viene qui riportata:
T4t
τ =
T∗4t
Affinché sia possibile definire tutti i possibili punti di funzionamento al quale si
trova ad operare il propulsore, tale manetta viene fatta variare dal valore unitario
(T4t = T∗4t) sino al valore che permette di raggiungere la condizione di IDLE, dove
la spinta diviene:
SIDLE = 0.05Smax = 0.05S∗ = 4642.09N
3.3.1
Equazioni di equilibrio
Diversamente dal turbogetto monoalbero, in cui le equazioni di bilancio che ga-
rantiscono l’equilibrio sono tre, in questo caso esse raddoppiano diventando sei.
Ciò è dovuto principalmente al fatto che gli alberi, in questa tipologia di propul-
sore, sono due per cui raddoppiano anche le variabili in gioco. Di seguito saranno
esplicitate le sei equazioni attraverso le quali il rispetto simultaneo garantisce l’e-
quilibrio dell’intero propulsore.
60
CAPITOLO 3. TURBOGETTO BIALBERO
All’albero di bassa pressione deve essere garantito il bilancio delle potenze, quin-
di la potenza sviluppata dalla turbina di bassa pressione deve uguagliare quella
richiesta dal compressore di monte (PtL = PcL).
m
cp (T25t - T2t)
(3.1)
m (1 + f) c′p ηmtL (T45t - T5t) =
ηmcL
Oltre all’albero di bassa pressione, anche per l’albero di alta pressione deve essere
garantita tale uguaglianza (PtH = PcH ).
m
cp (T3t - T25t)
(3.2)
m (1 + f) c′p ηmtH (T4t - T45t) =
ηmcH
Affinché sia possibile una continuità tra la portata che attraversa il compressore di
bassa pressione e quella che attraversa il compressore di alta pressione è necessario
che vi sia un corretto bilancio tra le portate corrette in ingresso ai due componenti
citati.
m
√T25t
m
√T2t p2t √T25t
=
(3.3)
p25t
p2t
p25t
T2t
La portata corretta che attraversa la turbina di bassa pressione deve essere lega-
ta a quella che attraversa il compressore di bassa pressione secondo la seguente
equazione:
m (1 + f)
√T45t
m
=
√T2t p2t √T45t (1 + f)
(3.4)
p45t
p2t
p45t
T2t
Analogamente, il rispetto di tale condizione si deve avere anche tra i componenti
di alta pressione.
m (1 + f)
√T4t
m
=
√T25t p25t √ T4t (1 + f)
(3.5)
p4t
p25t
p4t
T25t
Infine, l’unico componente che ancora non è stato legato al propulsore è l’ugello.
Per fare in modo che ciò accada è necessario, quindi, che vi sia una relazione anche
tra la portata corretta che attraversa il componente a monte all’ugello, ossia la
turbina di bassa pressione, e l’ugello stesso.
m (1 + f)
√T45t
m (1 + f)
√T5t p5t √T45t
=
(3.6)
p45t
p5t
p45t
T5t
3.3. STUDIO FUORI PROGETTO
61
3.3.2
Variabili utilizzate
L’introduzione dei due alberi definisce un raddoppio delle variabili necessarie per
condurre alla determinazione dei punti di funzionamento.
In questo lavoro di tesi, le variabili utilizzate per la definizione dei punti di equili-
brio del turbogetto bialbero in questione, l’Olympus 593, sono le seguenti:
• Rapporto di compressione del compressore di bassa pressione: βcL;
• Rapporto di compressione del compressore di alta pressione: βcH ;
• Rapporto di espansione della turbina di bassa pressione: βtL;
• Rapporto di espansione della turbina di alta pressione: βtH ;
• Percentuale del numero di giri corretti dal lato del compressore di bassa
pressione: %NcLcorr ;
• Percentuale del numero di giri corretti dal lato del compressore di alta
pressione: %NcHcorr .
Per cui il vettore delle variabili,
X, utilizzato nel metodo di Newton-Raphson sarà
cos`ı definito:
X= {βcL, βcH, βtL, βtH, %NcLcorr , %NcHcorr }
(3.7)
3.3.3
Metodo di calcolo
Il metodo di calcolo utilizzato per ricavare i valori delle variabili per ogni punto di
funzionamento del motore è lo stesso utilizzato per il turbogetto monoalbero. A
differenza di esso, però, ora il vettore delle funzioni è costituito da sei parametri che
devono contemporaneamente annullarsi una volta ricavato il punto di equilibrio.
Il vettore delle funzioni per lo studio del funzionamento fuori progetto dell’Olympus
62
CAPITOLO 3. TURBOGETTO BIALBERO
593 viene riportato di seguito.
cp (T25t - T2t)
m (1 + f) c′p ηmtL (T45t - T5t)
ηmcL
cp (T3t - T25t)
m (1 + f) c′p ηmtH (T4t - T45t)
ηmcH
√
m√T25t
m√T2t p2t
T25t
- ˙
p25t
p2t
p25t
T2t
f(
X)=
√
(3.8)
m (1+f) √T45t
m√T2t p2t
- ˙
T45t (1 + f)
p45t
p2t
p45t
T2t
√
m (1+f) √T4t
m√T25t p25t
T4t
- ˙
(1 + f)
p4t
p25t
p4t
T25t
√
m (1+f) √T45t
m (1+f) √T5t p5t
T45t
- ˙
p45t
p5t
p45t
T5t
Conoscendo il vettore delle variabili (3.7) e il vettore delle funzioni (3.8), nel caso
del turbogetto bialbero la matrice Jacobiana, calcolata nella stessa maniera che è
stata utilizzata nel capitolo precedente, è una matrice di dimensioni 6 × 6.
∂f1
∂f1
∂f1
∂f1
∂f1
∂f1
∂βcL
∂βcH
∂βtL
∂βtH
∂%NcLcorr
∂%NcHcorr
∂f2
∂f2
∂f2
∂f2
∂f2
∂f2
∂βcL
∂βcH
∂βtL
∂βtH
∂%NcLcorr
∂%NcHcorr
∂f3
∂f3
∂f3
∂f3
∂f3
∂f3
]
∂βcL
∂βcH
∂βtL
∂βtH
∂%NcLcorr
∂%N
[∂F
cHcorr
=
(3.9)
∂X
∂f4
∂f4
∂f4
∂f4
∂f4
∂f4
∂βcL
∂βcH
∂βtL
∂βtH
∂%NcLcorr
∂%NcHcorr
∂f5
∂f5
∂f5
∂f5
∂f5
∂f5
∂βcL
∂βcH
∂βtL
∂βtH
∂%NcLcorr
∂%NcHcorr
∂f6
∂f6
∂f6
∂f6
∂f6
∂f6
∂βcL
∂βcH
∂βtL
∂βtH
∂%NcLcorr
∂%NcHcorr
In questo modo sono disponibili tutti gli elementi necessari per applicare il metodo
di Newton-Raphson ad ogni riduzione della manetta.
All’inizio della ricerca dei possibili punti di funzionamento la manetta (2.6) assume
valore unitario (τ = 1) e per ogni iterazione viene aggiornato il valore di
X0 e di
F0
con i valori di
X ed
F ricavati nell’iterazione precedente. La manetta sarà ridotta,
passando alla ricerca di un nuovo punto di funzionamento, non appena il residuo
calcolato come (2.19), nel quale i valori di
R e
R0 includono le nuove variabili,
raggiunge il valore di 10-15.
3.3. STUDIO FUORI PROGETTO
63
4.5
4
3.5
3
2.5
2
1.5
1
0.5
0
100
200
300
400
500
600
Figura 3.8: Linea di funzionamento del compressore di bassa pressione
3.3.4
Compressore di bassa pressione
Attraverso il metodo di Newton-Raphson ed utilizzando la metodologia di calcolo
esposta nel paragrafo precedente è possibile pervenire alla linea di funzionamento
di ogni componente che costituisce il propulsore considerato. La linea di funziona-
mento sulla mappa del compressore di bassa pressione è mostrata nella figura 3.8.
Come è possibile osservare, i punti di funzionamento sono caratterizzati da un rap-
porto di compressione che è pressoché lineare con la portata corretta in ingresso al
componente per un vasto range di operatività, segno che le due turbine si trovano
a lavorare in condizioni bloccate.
Su tale linea, inoltre, è possibile notare che quando l’ugello si sblocca, operando
in condizioni subcritiche, la linea di funzionamento non segue più l’andamento
descritto in precedenza.
3.3.5
Compressore di alta pressione
Il compressore di alta pressione ha una linea di funzionamento differente da quella
del componente precedente (figura 3.9), in particolare è possibile notare l’eccessiva
lontananza di tale linea da quella del pompaggio.
Anche in questo caso si osserva un andamento lineare del rapporto di compressione
rispetto alla portata corretta in ingresso al componente. A differenza del caso
precedente, qui non è possibile osservare una linea che si discosta molto quando
64
CAPITOLO 3. TURBOGETTO BIALBERO
7
6
5
4
3
2
1
0
0
50
100
150
200
250
Figura 3.9: Linea di funzionamento del compressore di alta pressione
l’ugello viene a sbloccarsi, segno che la turbina di alta pressione continua a lavorare
in condizioni critiche.
3.3.6
Turbina di alta pressione
Quanto detto nel paragrafo precedente si osserva dalla linea di funzionamento della
turbina di alta pressione (figura 3.10), nella quale non è possibile visualizzare,
almeno a grandi linee, una linea di funzionamento. Questo è dovuto al fatto, che
durante l’operazione di fuori progetto, il componente lavora in un range di punti
che non si discostano eccessivamente dalla condizione di progetto.
3.3.7
Turbina di bassa pressione
Nella turbina di bassa pressione, figura 3.11, è possibile notare come in gran parte
delle condizioni di funzionamento di fuori progetto, la portata corretta che attra-
versa il componente è circa costante, mentre il rapporto di espansione non si riduce
di molto dalla condizione di progetto. Nella parte finale della linea, si apprezza
una leggera deviazione della curva, segno che la turbina si sblocca, non operando
più in regime critico.
3.3. STUDIO FUORI PROGETTO
65
3.5
3
2.5
2
1.5
1
0
10
20
30
40
50
60
70
Figura 3.10: Linea di funzionamento della turbina di alta pressione
2.2
2
1.8
1.6
1.4
1.2
1
0
20
40
60
80
100
120
140
160
Figura 3.11: Linea di funzionamento della turbina di bassa pressione
66
CAPITOLO 3. TURBOGETTO BIALBERO
3.3.8
Variazione della linea di funzionamento al variare del
Mach di ingresso
Analogamente a quanto fatto nel caso del turbogetto monoalbero è possibile vi-
sualizzare quello che accade alla linea di funzionamento su entrambi i compressori
facendo variare il Mach di volo. Attraverso la figura 3.12 si assiste al comporta-
4.5
7
4
6
3.5
5
3
4
2.5
3
2
2
1.5
1
1
0.5
0
0
100
200
300
400
500
600
0
50
100
150
200
250
Figura 3.12: Linea di funzionamento al variare del Mach di volo
mento antitetico da parte dei due compressori.
Le linee di funzionamento in entrambi i casi seguono quella calcolata con Mach
di volo uguale al valore di progetto fino a quando non viene a sbloccarsi l’ugello.
Una volta che questo lavora in condizioni di funzionamento subcritiche, la linea
di funzionamento sulla mappa del compressore di alta pressione (grafico a destra
della figura 3.12) si comporta in modo simile a quella ottenuta per il compres-
sore del turbogetto monoalbero, ovvero all’aumentare del Mach di volo vi è un
allontanamento della linea dalla condizione di pompaggio. In modo differente, il
comportamento sulla mappa del compressore di bassa pressione è caratterizzato
da una notevole riduzione della distanza dalla linea del pompaggio all’aumentare
del Mach.
Ovviamente, la riduzione del Mach di volo determina l’andamento inverso.
3.3.9
Variazione della linea di funzionamento alla variazio-
ne dell’area di gola dell’ugello
Cos`ı come è stato possibile osservare nel paragrafo precedente, anche una variazio-
ne dell’area di gola dell’ugello determina una modifica alla linea di funzionamento
del motore. Inoltre, come per la variazione del Mach di volo, il comportamento
dei due compressori continua ad essere antitetico.
Dalle mappe di figura 3.13 è facile notare che una riduzione dell’area di gola dell’u-
gello determina sul compressore di bassa pressione un allontanamento della linea
3.4. FUNZIONAMENTO IN TRANSITORIO
67
dalla zona del pompaggio, mentre su quello di alta pressione si assiste ad un av-
vicinamento a tale area. Inoltre, l’effetto è molto più marcato sulla mappa del
compressore di bassa pressione, per il compressore di alta pressione, invece, è dif-
ficile distinguere una differenza netta rispetto al comportamento che si ha quando
l’area di gola assume il valore di progetto.
4.5
7
4
6
3.5
5
3
4
2.5
3
2
2
1.5
1
1
0.5
0
0
100
200
300
400
500
600
0
50
100
150
200
250
Figura 3.13: Linea di funzionamento al variare dell’area di gola dell’ugello
3.3.10
Variabili all’equilibrio
Riducendo la temperatura totale che si raggiunge in uscita alla camera di combu-
stione, T4t, è facile immaginare come si riducono tutti i parametri che governano il
motore. Nella figura 3.14 sono esposte le variazioni di rapporto di compressione del
compressore di bassa pressione, rapporto di compressione del compressore di alta
pressione, percentuale del numero di giri corretti dell’albero di bassa pressione,
percentuale del numero di giri corretti dell’albero di alta pressione, portata d’aria
in ingresso motore e portata di combustibile per ogni punto di equilibrio al quale
opera il propulsore.
3.4
Funzionamento in transitorio
Fornendo una legge di variazione per la manetta si osserva come si comporta il
propulsore durante un transitorio. In questo caso, lo studio che viene effettuato
è analogo a quello corrispondente al J85, l’unica differenza è osservabile nella
dinamica dei rotori dove è necessario considerare che, trattandosi di un turbogetto
bialbero, bisogna inserire il contributo dovuto al secondo albero.
In base a quanto descritto le equazioni di bilancio che devono essere rispettate
in ogni istante, per l’applicazione del metodo di Newton-Rapshon, sono le stesse
riportate nella sezione 3.3.3 contenute nel vettore (3.8), unica eccezione va fatta
68
CAPITOLO 3. TURBOGETTO BIALBERO
3.4
5
3.2
3
4.5
2.8
2.6
4
2.4
2.2
3.5
2
1.8
3
1.6
1.4
2.5
50
60
70
80
90
100
50
60
70
80
90
100
1.8
2.71
1.75
2.7
1.7
2.69
1.65
2.68
1.6
2.67
2.66
1.55
2.65
1.5
50
60
70
80
90
100
55
60
65
70
75
80
85
90
95
100
100
100
98
95
96
90
94
85
92
80
90
88
75
86
70
84
65
82
60
80
50
60
70
80
90
100
50
60
70
80
90
100
200
2.5
180
2
160
1.5
140
120
1
100
0.5
80
60
0
50
60
70
80
90
100
50
60
70
80
90
100
Figura 3.14: Comportamento delle variabili all’equilibrio
3.4. FUNZIONAMENTO IN TRANSITORIO
69
per le prime due equazioni che assumono una forma differente.
Le equazioni che definiscono il bilancio di potenza all’albero di bassa pressione e
all’albero di alta pressione contenute nel vettore (3.8) sono sostituite dalle seguenti:
m
f1(
cp (T25t - T2t)-
X) = m(1 + f)c′p ηmtL (T45t - T5t) -
ηmcL
(3.10)
)2
(π
dNL
NL IL
30
dt
m
f2(
cp (T3t - T25t)-
X) = m(1 + f)c′p ηmtH (T4t - T45t) -
ηmcH
(3.11)
)2
(π
dNH
NH IH
30
dt
Il metodo per ricavare il vettore delle variabili (3.7) è analogo a quello utilizzato
per il turbogetto monoalbero, per cui si rimanda alla sezione 2.4.2 per la tratta-
zione dettagliata, al quale bisogna solo tenere in considerazione che qui è presente
un secondo albero. In seguito viene valutata la risposta ad alcune simulazioni
effettuate.
3.4.1
Risposta ad una manetta ad onda quadra
La manetta che viene utilizzata per lo studio del comportamento in fase transitoria
del motore prevede una variazione nel flusso combustibile immesso nella camera di
combustione, affinché sia effettivamente simulabile quanto succede in un propulsore
reale, nel quale il pilota agendo sulla manetta varia proprio questo parametro.
La condizione simulata prevede una variazione brusca della manetta, la quale può
essere identificata come un’onda quadra. In particolare, il valore del flusso viene
ridotto rispetto al suo valore in condizioni di funzionamento a progetto in base a
quanto riportato nella successiva relazione:
{
m∗b
se
t≤2s
mb =
m∗b × 0.6
se
t>2s
Attraverso i dati forniti al principio di questo capitolo, le inerzie relative agli organi
rotanti sui due alberi sono coincidenti. Non avendo dati affidabili per il propulsore
in questione sono state utilizzate quelle contenute di default all’interno del pro-
gramma GSP.
Dato che le inerzie dei due alberi sono le stesse si può notare come dalla simulazio-
ne, raffigurata nella figura 3.15, il transitorio si estingue sui due alberi allo stesso
tempo.
70
CAPITOLO 3. TURBOGETTO BIALBERO
Come era facile aspettarsi, una riduzione della manetta comporta una riduzione
di tutte le variabili motore, tranne per i rapporti di espansione che seppur alla
variazione della manetta vedono modificare lievemente il proprio valore, a lungo
andare si assestano alla propria condizione di funzionamento critico.
La risposta delle turbine, caratterizzata da un valore di picco nel momento in cui
viene variata la manetta, è dovuta al fatto che il rapporto di espansione della tur-
bina è molto più sensibile rispetto all’accuratezza della propria mappa.
Inoltre, rispetto al monoalbero i tempi di estinzione del transitorio sono più con-
tenuti. Tale comportamento è caratterizzato dal fatto che le potenze in gioco
sono più elevate rispetto al monoalbero e, avendo considerato delle inerzie uguali
a quelle utilizzate per il motore precedente, il fenomeno si limita a tempi minori.
3.4.2
Risposta alla variazione dell’area di gola dell’ugello
Un caso interessante da valutare in fase transitoria è quello dovuto alla variazione
dell’area di gola dell’ugello, mantenendo costante al valore di progetto il flusso di
combustibile in ingresso alla camera di combustione. Seppur il pilota fornisce un
comando di variazione dell’area in modo brusco secondo il seguente andamento:
{
A∗8
se
t≤2s
A8
=
input
A∗8 × 1.2
se
t>2s
l’effettiva aerea dell’ugello sarà costituita da inerzie che ne tardano l’assestamento
verso il nuovo valore richiesto dal pilota.
Nello studio della variazione dell’area di gola dell’ugello viene ipotizzato il seguente
tempo caratteristico:
τA = 0.3s
Esso permette di modellare la variazione temporale dell’area, come fatto nel capi-
tolo precedente, secondo la seguente:
dA
A8
-A8
input
=
dt
τA
in questa A8 è l’area che è assunta nell’istante temporale precedente a quello in
questione. In base a quanto descritto, quindi, l’area di gola dell’ugello assumerà
ad ogni iterazione il valore che segue:
dA
A8(t + dt) = A8(t) +
dt
dt
Dai risultati che si ottengono (figura 3.16) è possibile apprezzare il comportamento
antitetico assunto dai due compressori del motore, mentre il rapporto di compres-
sione del compressore di bassa pressione aumenta, il rapporto di compressione
3.4. FUNZIONAMENTO IN TRANSITORIO
71
2
1.5
0
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
6400
6200
6000
5800
5600
0
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
8500
8000
0
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
3.2
3
2.8
0
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
4.8
4.6
4.4
4.2
0
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
1.82
1.8
1.78
1.76
1.74
1.72
0
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
2.695
2.69
2.685
0
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
Figura 3.15: Risposta dell’Olympus 593 alla variazione del flusso combustibile
72
CAPITOLO 3. TURBOGETTO BIALBERO
relativo a quello di alta pressione vede ridursi per un aumento dell’area di gola
dell’ugello.
Le turbine, in seguito al transitorio, hanno anch’esse un comportamento antitetico,
come quello registrato per i compressori.
Discorso analogo vale per il numero di giri dei due alberi, mentre l’albero di bassa
pressione accelera, all’aumentare dell’area di gola, quello di alta pressione decelera.
Infine, dalla figura si osserva come i tempi di estinzione del transitorio, per il ca-
so in questione, sono dettati dalla variazione dell’area di gola dell’ugello. Infatti,
una volta che questa si porta al valore richiesto, qualsiasi parametro del motore
raggiunge il proprio valore asintotico.
3.4. FUNZIONAMENTO IN TRANSITORIO
73
1.3
1.2
1.1
0
5
10
15
1.3
1.2
1.1
0
5
10
15
7400
7200
7000
6800
6600
6400
0
5
10
15
8500
8400
0
5
10
15
4
3.5
0
5
10
15
4.8
4.6
4.4
4.2
0
5
10
15
2.2
2
1.8
0
5
10
15
2.69
2.685
2.68
0
5
10
15
Figura 3.16: Risposta dell’Olympus 593 alla variazione dell’area di gola dell’ugello
74
CAPITOLO 3. TURBOGETTO BIALBERO
Capitolo 4
Turbofan a flussi separati
Il propulsore simulato in questo apparato appartiene alla categoria dei turbofan.
Essi sono considerati un’evoluzione del turbogetto in quanto permettono di ela-
borare grandi portate d’aria, grazie alla presenza del fan, e avere delle spinte più
alte a scapito di un consumo specifico della spinta minore rispetto alla categoria
dei turbogetto.
I turbofan possono essere di due tipi: a flussi miscelati o separati. Generalmente,
viste le prestazioni, la categoria dei turbofan a flussi miscelati viene utilizzata per
applicazioni di tipo supersonico, mentre quella a flussi separati è più adatta al volo
subsonico.
Il turbofan trattato nel seguente capitolo appartiene alla seconda categoria, ovvero
quella dei flussi separati. Esso è il JT9D-3A sviluppato e progettato dall’azienda
statunitense Pratt & Whitney.
4.1
Descrizione del propulsore
La famiglia di motori JT9D è nata alla fine degli anni sessanta e proprio la variante
di cui è oggetto questo capitolo, il JT9D-3A, è stata la prima con elevato by-pass
ratio (BP R) ad equipaggiare il Boeing 747.
I principali vantaggi introdotti attraverso questa famiglia di motori sono stati:
• Miglioramento del progetto del fan a singolo stadio per raggiungere il BP R
desiderato senza l’utilizzo di un IGV (Inlet Guide Vane);
• Miglioramento del progetto del compressore affinché sia stato possibile rag-
giungere dei rapporti di compressione totali di circa 25 con 15 stadi;
• Miglioramento del progetto della camera di combustione attraverso il quale
è stato reso possibile il raggiungimento di elevate temperature in uscita con
75
|
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